Kamikaze sunniti all’attacco, il terrore arriva in Iran

Un’altra strage. Un’altra bomba in una moschea. Un altro colpo al cuore della Repubblica Islamica e dell’islam sciita. Un duplice attentato suicida costato 39 morti e messo a segno proprio mentre l’Iran celebra l’Ashura, la ricorrenza più sacra del mondo sciita, quella in cui si commemora la morte dell’imam Hussein, il nipote di Maometto massacrato a Karbala nel 680 dagli odiati rivali sunniti. La strage messa a segno dai kamikaze di Jundallah ieri mattina nel porto sud orientale di Chahbahar, al confine con il Pakistan, punta proprio a risvegliare quell’odio antico, a riverberare lo scisma che contrappone sciiti e Repubblica Islamica al resto del mondo musulmano. A quell’odio antico e feroce s’abbeverano i militanti di Jundallah (Soldati di Allah, ndr), la formazione integralista sunnita che da anni semina morte e sangue nella provincia del Sistan-Baluchistan. Una provincia dove il radicalismo delle autorità locali - rigorosamente allineate con il presidente Mahmoud Ahmadinejad e con i pasdaran - acuisce il malessere delle minoranze baluci-sunnite garantendo proseliti e appoggi ai Soldati di Allah.
L’attentato, del resto, era nell’aria. Ieri mattina i servizi di sicurezza iraniani, dispiegati intorno alla moschea di Chahbahar intitolata proprio all’Imam Hussein, sono in allarme, cercano una coppia di sospetti kamikaze. Purtroppo arrivano tardi. Uno dei due attentatori, stando a quanto spiega il sottosegretario agli interni di Teheran Ali Abdollahi, riesce a penetrare nell’edificio e ad innescare il giubbotto. Il secondo, in attesa nella piazza antistante e pronto a farsi esplodere tra i soccorritori, viene individuato e abbattuto a colpi di kalashnikov. Il basista del gruppo cade nelle mani dei pasdaran poche ore dopo.
Anche stavolta, come già in passato, le autorità iraniane non perdono l’occasione di puntare il dito contro Stati Uniti, Pakistan e Arabia Saudita, accusandoli di finanziare e armare i terroristi di Jundallah. «I reperti e l’equipaggiamento usato dimostrano che i terroristi sono collegati ai gruppi estremisti appoggiati dall’America e dai suoi alleati regionali», dichiara Abdollahi. La diatriba, nonostante il Dipartimento di Stato abbia inserito Jundallah nella lista dei gruppi terroristi, dura da anni. Lo scorso febbraio dopo la cattura di Abdolmalek Rigi, il leader storico del gruppo spedito alla forca in giugno, gli iraniani diffondono una confessione televisiva in cui si ammettono gli appoggi americani. Ma viste le torture che solitamente precedono quelle confessioni le dichiarazioni vanno prese con le molle. L’azione di Jundallah, come quelle di altri movimenti etnici che operano nelle zone azere e curde, contribuisce però a destabilizzare l’Iran e potrebbe rientrare, nonostante i pericolosi legami tra Jundallah e Al Qaida, in una strategia segreta delegata alle spregiudicate intelligence di Pakistan e Arabia Saudita.