Kamikaze talebano tenta di uccidere Cheney

Gli estremisti: volevamo eliminarlo. Altri attentati suicidi

I talebani sfidano gli Stati Uniti con un attacco suicida che puntava a colpire il vicepresidente Dick Cheney, ma in realtà ha maciullato una ventina di innocenti lavoratori afghani. Il terrorista suicida non sarebbe mai arrivato fino al numero due della Casa Bianca, ma il valore simbolico e propagandistico dell’attentato è notevole. Non solo: ieri altri due kamikaze sono saltati in aria in diverse zone del paese al crocevia dell’Asia.
Cheney era giunto in Afghanistan da Islamabad, dopo una visita lampo e segreta per incontrare il presidente pachistano Pervez Musharraf. Anche la tappa a Kabul era inaspettata, ma si è prolungata più del previsto a causa di una tormenta di neve, che ha costretto il vicepresidente Usa a passare la notte fra lunedì e martedì nella grande e super protetta base americana di Bagram, 60 chilometri a nord della capitale afghana. Qualche infiltrato nei servizi afghani o pachistani deve aver avvisato per tempo i terroristi, dato che un attacco del genere non si organizza all’ultimo momento.
«Alle 10 di mattina ho sentito una forte esplosione» ha raccontato lo stesso Cheney. All’ingresso della base, fra il posto di controllo afghano e quello americano, il kamikaze, si era fatto esplodere. Probabilmente si è reso conto che non avrebbe mai potuto penetrare nella base, difesa da un ulteriore anello di sicurezza. Il terrorista suicida ha così seminato morte e distruzione in mezzo ad una fila di afghani, che attendevano il loro turno per entrare a lavorare, come ogni mattina, nella base. Sul terreno sono rimaste almeno 23 vittime e venti feriti. Fra i morti anche un soldato Usa, un altro sudcoreano e un contractor di nazionalità statunitense.
All’interno della base, subito dopo l’esplosione, Cheney è stato scortato in un bunker per timore che l’attacco prevedesse anche un lancio di razzi o colpi di mortaio. Poco prima il vicepresidente aveva fatto colazione assieme ai soldati americani, ma al momento dell’attentato si trovava nella stanza dove aveva passato la notte. Cheney era atteso a Kabul dal capo dello stato afghano Hamid Karzai. «Non ho mai preso in considerazione la possibilità di cancellare l’incontro» ha spiegato il vicepresidente. Con Karzai ha parlato dell’imminente offensiva che le truppe della Nato vogliono lanciare contro i talebani, provenienti dal Pakistan, prima che i fondamentalisti scatenino la preannunciata escalation di violenze. Dopo l’incontro, ripartendo da Kabul, il vicepresidente Usa ha dichiarato che i talebani «cercano solo di minare l’autorità del governo».
«Volevamo colpire Cheney» ha subito annunciato uno dei portavoce talebani, mullah Hayat Khan all’agenzia stampa Reuter. Un altro portavoce, Qari Yousef Ahmadi ha ribadito: «Sapevamo che Cheney era all’interno della base e il nostro martire voleva raggiungerlo». Alla televisione araba Al Jazeera i talebani hanno anche rivelato le presunte generalità del kamikaze, che si chiamava Abdel Rahman. Si trattava di un giovane proveniente dalla provincia di Logar infestata da fondamentalisti legati all’Hezb i Islami, il partito estremista del signore della guerra Gulbuddin Hekmatyar, alleato dei talebani, ricercato dagli americani e nascosto nelle aree tribali a cavallo fra Pakistan ed Afghanistan. Ieri altri due kamikaze si sono fatti esplodere a Khost e Kandahar nell’est e sud del Paese. A Khost il kamikaze, che indossava un’uniforme dell’esercito afghano ha compiuto l’attentato alla fermata di un autobus uccidendo un ufficiale. A Kandahar il terrorista suicida è esploso prematuramente, nelle vicinanze di un ristorante, mentre attendeva un bersaglio occidentale. Poco prima era passato un convoglio della Nato.