KaPaRotto: Ronaldo si ferma E Ancelotti pensa a Drogba

Il brasiliano a riposo per colpa del solito polpaccio. Il tecnico: «C’è un altro, non Ronaldinho, nel futuro»

nostro inviato a Milanello

E poi dicono che Ronaldo serve a poco. Si può discutere sulla sua salute fisica e sulla sua improbabile resistenza a un calcio stressante, non certo su tutto il resto. Gol e pali a parte, infatti Ronie serve anche nella cattiva sorte, quando a causa di un acciacco, il solito acciacco al polpaccio ferito, sinistro, si arrende e si chiama fuori dal Milan di oggi opposto al Genoa dopo «il brutto colpo» subito a Bergamo. Tramonta così, nella partita più adatta (il Genoa si difende a tre dietro) la riproposta del trio Brazil e Ancelotti può tornare - suo malgrado? - al vecchio, caro, preziosissimo alberello di Natale con Pato unica punta davanti, assistito da Kakà liberato dai lacci di recuperi a centrocampo e da Seedorf, dirottato all’improvviso da un riposo coatto a una provvidenziale riconferma nel ruolo che l’olandese predilige (come ha ripetuto a Van Basten nel colloquio di giovedì a Milanello).
«Dolori impalpabili»: è la definizione dell’ultima sindrome tradita da Ronaldo. Nel senso che fisioterapisti e medici milanisti capiscono poco di quel che accade al famoso polpaccio di Ronaldo lasciando all’interessato l’ultima parola. Gli esami strumentali non rivelano lesioni di nessun tipo, come al ritorno da Lisbona. D’altro canto Ronaldo in persona, tornato dalla preparazione di Dubai, chiese e ottenne da Galliani, testimone Leonardo in veste di moderatore, un vertice chiarificatore con i responsabili dello staff sanitario rossonero per sostenere la propria insoddisfazione del precedente rapporto. Da quel giorno Meersseman lascia a Ronaldo l’ultima parola. Ronie non se la sente di giocare ancora dopo 3 partite di fila (Napoli, Udinese e Bergamo spezzone da 25 minuti)? Il suo nome non viene iscritto nell’elenco dei convocati al pari di altri infortunati, come Serginho, Inzaghi e Jankulovski attesi a un prossimo recupero. Vediamo oggi, allora, quanto vale il Milan con solo Pato davanti (Gilardino in panchina) che riscuote tutta la fiducia di Ancelotti («deve trovare sintonia con la squadra, altri gol sbaglierà, tantissimi ne segnerà»). Non certo identico è il giudizio sul conto del Milan di Bergamo, definito dal suo tecnico «lazzarone», perchè contro le grandi non sbaglia, «con le piccole ha cali di attenzione». Una parola chiave nella vicenda Ronaldinho. «Non c’è lui nel futuro del Milan ma qualcun altro» giura Ancelotti che pensa naturalmente a Drogba ammirato nella Costa d’Avorio.