Kareem Abdul Jabbar malato: "Una rara forma di leucemia"

Il miglior marcatore di tutti i tempi dell'Nba in conferenza stampa:
"Ho scoperto di avere una forma rara di leucemia. Mi sono spaventato,
ho pensato di avere un mese di vita. Invece voglio continuare a vivere"

Los Angeles - Il gancio cielo più difficile. Non sono gli ultimi 24 secondi di una finale Nba. Ma la palla pesa, forse ancor di più. Kareem Abdul-Jabbar si sta sottoponendo a un trattamento per combattere una rara forma di leucemia. Al grande cestista statunitense, uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, miglior marcatore di sempre e mito vivente della NBA, è stata però presentata una prognosi incoraggiante. Jabbar (62 anni) ha spiegato che il suo medico non gli ha potuto dare garanzie, ma che lo ha però incoraggiato: "Mi ha detto che ho ottime possibilità di continuare a vivere senza per altro dover cambiare drasticamente stile di vita" ha spiegato. L’ex giocatore al momento sta assumendo farmaci in via orale per combattere la malattia.

Come Magic Ricordando quanto fece il suo ex compagno di squadra Ervin Magic Johnson, confessando la sua positività all’Hiv, Jabbar ha voluto rendere pubblica la sua malattia per spiegare a tutti che se non trattata adeguatamente può risultare fatale. "Non ho mai voluto condividere con il pubblico la mia vita privata, ma in questo caso espormi significa salvare altre vite" ha detto Jabbar in una conferenza stampa organizzata a Manhattan. "Per una persona come me, è doveroso parlare di queste cose. Ho iniziato accusando vampate di calore e sudorazione, pensando fosse normale alla mia età". Ma gli esami ai quali si è sottoposto hanno evidenziato l’eccessivo numero di globuli bianchi nel suo sangue e per la prima volta ha sentito la parola leucemia.

Battere la malattia ". Mi sono spaventato, ho pensato di avere un mese di vita e la mia prima domanda è stata e adesso che mi resta da fare?" ha spiegato. Prima di passare professionista in Nba, Jabbar aveva vinto tre volte il campionato universitario Ncaa con Ucla tra il 1967 e il 1969. Per sei stagioni è poi stato eletto miglior giocatore della NBA. "La malattia si può curare e si può continuare a vivere in maniera produttiva" ha detto Jabbar.