«Karzai ha tradito la Costituzione per l’Italia»

da Kabul

«Karzai ha violato la Costituzione, lo scambio di prigionieri è inaccettabile, si è pensato solo al giornalista italiano e non agli ostaggi afghani». Shukria Barakzai, una delle più note parlamentari afghane, è un fiume in piena e nell’intervista esclusiva a il Giornale attacca duramente Emergency accusando l’organizzazione umanitaria italiana di avere giocato un ruolo politico nell’intera vicenda. Oggi in Parlamento la battagliera Shukria solleverà il caso dello scambio di prigionieri.
Cosa pensa della liberazione del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo?
«Non è il sistema giusto per ottenere il rilascio di ostaggi in mano ai talebani. Adesso sanno che quando vogliono liberare i loro prigionieri possono farlo facilmente sequestrando un giornalista o altri stranieri. Sono felice del rilascio del vostro collega, ma anche veramente triste per come l’avete ottenuto. Cinque famosi talebani sono stati consegnati per una persona sola e, inoltre, è stata violata la Costituzione. Penso che Karzai (il capo di stato afghano, ndr) abbia pagato un prezzo molto alto all’Italia».
L’accusa è grave, perché ritiene che il presidente Karzai «abbia violato la Costituzione?».
«Perché la Costituzione prevede il perdono, la grazia, ma non lo scambio di prigionieri, che è qualcosa di diverso. Non dimentichiamoci che per arrestare questi cinque talebani si è versato il sangue delle Forze di sicurezza afghane. E adesso sono stati rilasciati così facilmente. Il governo doveva fare il possibile per liberare tutti gli ostaggi, non per scambiarne solo uno».
Secondo lei c’era qualche alternativa?
«Lo scambio non è la sola via. Potevano anche forzare il rilascio con un’operazione militare. Sabato (oggi per chi legge) voglio sollevare la questione alla prima seduta del Parlamento dopo le festività (del Capodanno afghano, ndr). Dobbiamo fermare il nostro governo e proibire che casi del genere si ripetano. L’esecutivo deve assumersi le responsabilità di quest’azione. In particolare il presidente, che ha violato la Costituzione ordinando la liberazione dei talebani. Inoltre il governo deve preoccuparsi prima di tutto degli afghani e poi degli altri. Uno degli ostaggi afgani è stato ucciso dai talebani e non sappiamo cosa sia accaduto all’interprete (di Mastrogiacomo, ndr). Questa storia farà inferocire il popolo ed è un terribile precedente. Di fatto è stata data priorità alla liberazione dell’ostaggio italiano. E degli afghani non ci preoccupiamo?».
A questo punto cosa farà il Parlamento?
«Posso parlare per il mio gruppo parlamentare (Khat-e-sewom, pro Karzai, ndr). La posizione che esprimeremo in aula è di condanna per quanto riguarda l’accordo con i talebani e lo scambio di prigionieri. Non deve ripetersi mai più. Inoltre chiederemo al governo di impegnarsi per il rilascio dell’interprete afghano. Le informazioni che abbiamo al momento indicano che è ancora nelle mani dei talebani (ieri la televisione afghana, Tolo tv, ha mandato in onda il video che i talebani avevano girato con l’appello dell’interprete Ajmal Naskhbandi, quando era ostaggio con Mastrogiacomo)».
Come giudica il ruolo di “Emergency” che ha portato a termine lo scambio?
«Mi rendo conto che il governo italiano e questa organizzazione non governativa si sentivano in dovere di fare il possibile per il giornalista, ma adesso la situazione si complica. Emergency è una Ong (organizzazione umanitaria non governativa, ndr), oppure no? Con quello che è accaduto ha dimostrato di essere coinvolta in scelte politiche. Emergency ha avuto un ruolo decisivo nel chiudere l’accordo (con i talebani) e penso che bisognerà analizzare bene questo aspetto».
Gino Strada, fondatore di “Emergency” chiede che il responsabile del suo ospedale a Laskargah, arrestato dalla sicurezza afghana in relazione alla liberazione di Mastrogiacomo, venga subito scarcerato...
«Penso che il Parlamento afghano debba cominciare a dare uno sguardo serio a tutte le organizzazioni straniere, in particolare a quelle che sono coinvolte in giochi politici, per chiarire le loro operazioni in Afghanistan».
Dadullah, il capo dei rapitori, ha agito da solo?
«Non penso proprio. Per un caso del genere non bastano comandanti ignoranti o gente che è cresciuta in una madrassa pachistana. Con lui c’erano dei veri professionisti, di alto livello, che lo consigliavano».
Sta parlando dei servizi segreti pachistani, che avrebbero ancora contatti con i talebani?
«Sì. Forse non fin dall’inizio, ma poi sono stati sicuramente coinvolti».