Kashagan, per l’Eni si riapre la trattativa

da Milano

Il via, a partire da lunedì, alle rinegoziazioni con il governo del Kazakistan sul giacimento del Kashagan; la presenza dell’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, nell’ex Repubblica sovietica, dopo il 4 settembre, quando sarà formato il nuovo esecutivo del Paese. Il colosso energetico italiano stringe i tempi allo scopo di trovare un accordo per lo sfruttamento della riserva petrolifera di Kashagan, nel Mar Caspio. E contemporaneamente si prepara a mettere nero su bianco con il Venezuela per il passaggio delle attività di sviluppo del campo petrolifero di Corocoro.
Sembrano così accantonate le schermaglie tra il Kazakhstan e il consorzio guidato dall’Eni, culminate nelle minacce di blocco dei lavori sul Caspio per presunti problemi ambientali. La trattativa con il Kazakistan sarà avviata, ma senza un eventuale innalzamento delle royalties al 20-25% a favore del governo kazako, come ipotizzato ieri da un quotidiano. «Anche perché - ha spiegato ieri dal Meeting di Rimini, Scaroni - non siamo in regime di royalties, ma di Psa (Production sharing agreement). Sostanzialmente avviene che le compagnie petrolifere, nel nostro caso il consorzio, di fronte a un giacimento di cui si è già misurata la potenzialità, fanno tutti gli investimenti. Quindi spendono loro tutto il denaro. Come si comincia a produrre il petrolio, questo viene diviso in due parti: una si chiama cost-oil, ed è il petrolio destinato al consorzio per coprire tutti i costi sostenuti fino a quel momento; l’altra parte diventa profit-oil, e va direttamente al Paese. Quando gli investimenti vengono totalmente rimborsati, la quantità di petrolio che va al consorzio diminuisce, e aumenta la quantità di greggio che va al Paese. Quando crescono da un lato gli investimenti, come è stato per il nostro caso, tutte le percentuali di cost-oil e profit-oil cambiano». E sarà proprio questo uno dei terreni su cui verterà il negoziato. Dunque, da lunedì la trattativa tra il governo kazako e il consorzio guidato dall’Eni (ne fanno parte anche Shell, Exxon Mobil, ConocoPhillips e Total) entrerà nel vivo, dapprima attraverso una serie di incontri tecnici e quindi alla presenza di Scaroni il quale, come precisato ieri, continua a tenere aggiornato il governo italiano sull’evoluzione del negoziato, in vista anche del viaggio del premier Romano Prodi in Kazakistan il 7 e 8 ottobre. Scaroni ha anche ricordato l’esistenza, nel contratto, di «elementi che certamente dovranno essere aggiustati perché, al momento della stipula, il prezzo del petrolio era a 20 dollari al barile e si ipotizzava un massimo di 35 dollari. Oggi, invece, gli scenari richiedono una ritaratura in termini contrattuali». A questo bisogna aggiungere investimenti aumentati da 10 a 19 miliardi di dollari.
Per Scaroni, comunque, la rinegoziazione di un contratto così importante rappresenta «la regola e non l’eccezione: mi auguro di chiudere il più presto possibile». L’ad dell’Eni, infine, guarda avanti con un certo ottimismo, prevedendo i prezzi del greggio in discesa: fino a 40 dollari al barile dopo il 2011. Il riavvio delle trattative con i kazaki, insieme all’ennesimo rialzo delle quotazioni del greggio, hanno giovato al titolo Eni: più 1,55% a 24,86 euro.