Kasia: il mio momento d’oro stasera in onda su due reti

La bella Smutniak, moglie di Taricone: «Sul set con lui mai. Rideremmo sempre»

Paolo Scotti

da Roma

A volte la vita sembra davvero un film. Prendete il caso di questa bella ragazza polacca: famiglia medio-borghese, studi regolari, il sogno di tante, forse di troppe (diventare attrice ed essere contesa da registi e fan). Be’: per Kasia Smutniak la vita s’è trasformata esattamente in quel film. «Sono partita sette anni fa da Varsavia, senza sapere una parola d’italiano ma con un’enormità di sogni per la testa. E oggi appaio contemporaneamente su due delle più attese fiction della stagione tv: Questa è la mia terra e La moglie cinese».
Insomma: può essere soddisfatta del film che sta vivendo.
«Più che soddisfatta: felice. E pensare che cominciai come tante, solo facendo la modella. Mi notarono nello spot d’una marca di telefonia in cui restavo fuori dalla porta di casa in reggiseno e slip. Poi venni scelta da Giorgio Panariello per girare al suo fianco Al momento giusto. Quindi, sul set di Radio West mi sono innamorata di Pietro Taricone; siamo divenuti compagni di vita ed è nata la piccola Sophie. Oggi, infine, dopo queste due fiction trasmesse in contemporanea inizierò le riprese d’un film drammatico dal titolo ancora top secret, per la regia di Peter Del Monte».
Dunque è ormai lanciatissima. Che ne dice Taricone? Al contrario di lei, lui non sta battendo un po’ il passo?
«No, al contrario. Presto girerà per Raidue una serie gialla; quindi a fine mese sarà in Spagna accanto ad Ines Sastre per un nuovo film. Se vuole alludere a una possibile competizione artistica fra noi due, devo deluderla. Io e Pietro teniamo molto separata la carriera della vita privata. Fuori dal set non frequentiamo la gente del cinema, non andiamo nei locali notturni, non compariamo su alcun settimanale scandalistico. Ha forse visto pubblicate da qualche parte le foto di Sophie? Non le abbiamo concesse a nessuno: la nostra vita è solo nostra».
E se un giorno vi capitasse di lavorare assieme? In fondo è proprio su un set che vi siete conosciuti.
«Sì, ma ci è bastata quell’esperienza. È proprio perché non lavoriamo insieme, che andiamo così d’accordo. Non puoi stare incollato al tuo amore ventiquattr’ore su ventiquattro. E poi ormai ci conosciamo troppo bene: se dovessimo recitare, e quindi fingere, finiremmo per metterci a ridere».
Con la volitiva contadina di Questa è la mia terra e la sofisticata cantante russa di La moglie cinese, lei oggi è contemporaneamente sugli schermi di Mediaset e della Rai. Che gliene pare?
«Be’, da una parte significa che piaccio, ma dall’altra che la gente potrebbe anche stufarsi di me. E poi, professionalmente parlando, spendersi in due prodotti così diversi ma sovrapposti è controproducente».
Ma stasera, lei e Pietro, quale dei due film, guarderete?
«Non lo so nemmeno io. Proprio questo è il problema. Metterò in funzione il videoregistratore».
Alla presentazione di Questa è la mia terra, lei dichiarò ai giornalisti di amare l’epoca del fascismo...
«Sì, e non l’avessi mai detto. Naturalmente volevo dire che amavo quell’epoca storica da un punto di vista cinematografico: i fatti avvenuti, i drammi vissuti, lo stile estetico. Forse, se avessi parlato di Seconda guerra mondiale, nessuno avrebbe equivocato. Ma ora spero che la cosa sia finalmente chiarita».
Con La moglie cinese, quattro puntate in onda su Raiuno fino al 22 maggio, l’epoca storica cambia. E il suo personaggio anche.
«Qui l’ambientazione è assolutamente contemporanea, la sceneggiatura prende infatti ispirazione da molti fatti di cronaca, e mette in fila una serie di drammatici avvenimenti accaduti negli ultimi anni. Il cambiamento di metodi nei traffici di droga, il dilagare della mafia orientale, specialmente cinese, quella specie di nuova schiavitù che è il traffico di clandestini. Al centro di un intrigo internazionale dipanato da Pietro Sermonti nei panni del cupo e amletico commissario Renzi, ci sono io: Anna, ragazza ucraina venuta in Italia in cerca di fortuna, e presto vittima d’un potentissimo trafficante russo che farà di lei la propria amante».