«Kate Moss la smetta: sniffando cocaina aiuta la guerra civile»

da Londra

Non solo un cattivo esempio. Kate Moss, ora, è messa sotto accusa persino dal vicepresidente colombiano. Francisco Santos, che ieri era a Londra per promuovere la campagna «La maledizione della cocaina», se l’è presa con le star europee. Irresponsabili. Colpa del loro atteggiamento nei confronti della droga che, indirettamente, favorisce i trafficanti. L’emblema - secondo Santos - è proprio la modella britannica: il suo ricorso alla cocaina, ormai di dominio pubblico, e il suo successo (nonostante lo scandalo) contribuiscono ad alimentare la guerra civile colombiana.
Non che Kate Moss sia l’unica celebrità a farne uso: Santos ha accusato, in generale, gli europei, colpevoli di trascurare l’origine di quella droga, tanto diffusa nel Vecchio continente. Il monito di Santos - che, nel 1990, è rimasto per otto mesi nelle mani degli uomini di Escobar - non riguarda i rischi per la salute, ma i danni provocati dal traffico internazionale al suo paese: «Noi vogliamo dire agli europei che la cocaina che sniffano è macchiata di sangue». Il caso Moss, secondo Santos, è «sconcertante»: dopo lo scandalo, le accuse e l’indignazione, il risultato è che la modella guadagna più di prima. Qualche contratto cancellato a ridosso del fattaccio e, poi, un’ascesa costante, in termini di popolarità e di introiti. «È incredibile - ha detto Santos - che qualcuno che contribuisce a creare tutta quella sofferenza in Colombia vada a gonfie vele e abbia più contratti che mai». Kate Moss, da parte sua, pare non abbia voluto replicare.