Kate Winslet si fa segregare e rivive l’incubo di Natasha

Partono a breve le riprese del film che racconterà la terribile vicenda
della ragazza austriaca chiusa per otto anni in una cantina e violentata

Alla fine, la «rosa inglese» le ha appassite tutte. Era in lizza con Reese Whiterspoon e Scarlett Johansson, fiori hollywoodiani di serie A, la star britannica Kate Winslet (detta «English Rose» per la delicatezza del suo incarnato), che porterà sul grande schermo la terribile vicenda di Natasha Kampush. Il caso, ancora controverso, della ragazza austriaca, sequestrata a dieci anni il 2 marzo 1998 e segregata, fino al 23 agosto 2006, in un buio sottoscala viennese dal vicino paranoico Wolfgang Pricopil, che voleva trasformarla in moglie ideale, diventerà un film ad alto tasso di dramma.

Ci voleva la duttile Kate, premio Oscar con The Reader (2009), per incarnare la strana fanciulla, ora ventiduenne piccola diva tv della rete austriaca ORF, dove anima un talk-show con interviste a personaggi noti, come l'ex-pilota di Formula Uno Niki Lauda. Apparentemente poco abbattuta dagli otto anni oscuri, passati a pochi metri da casa sua, dentro a uno scantinato-prigione che per lei era il mondo, Natasha cerca di sopravvivere. Basta guardarla su YouTube, mentre si presenta con uno sbarazzino «Hallo, sono Natasha Kampush», il visetto un po' gonfio di chi mangia salsicciotti e beve birra, gli occhi fissi della bestia braccata una volta, dunque per sempre, per capire quanto il destino l'abbia segnata.

Ma gli affari sono affari e la vita continua con la Constantin Film, che da lei ha comprato i diritti della sua storia, potente con tutti i suo elementi fatali: Destino (i germanofoni usano la parola «Schicksal», misto di fato e predestinazione, spesso usata da Natasha nelle interviste), cronaca nera, sesso, lacrime e liberazione finale. «In fondo, negli anni del mio sequestro non ho imparato a bere, a fumare, o a frequentare cattive compagnie», ha detto incredibilmente la Kampush, guardando al bicchiere mezzo pieno della propria tragedia, così simile a quella della figlia dell'ingegner Fritzl di Amstetten. Anche in quel caso c'era un violentatore (il padre), una fanciulla e una cantina, che poi era una discesa all'inferno (e ha ragione la scrittrice Ingeborg Bachmann, quando scrive della sua Austria, la patria di Hitler, come di un luogo tra i più maledetti).
Poteva un'attrice come la Winslet, che nel suggestivo The Reader interpretava un'ex-carceriera nazista, farsi sfuggire una parte così allettante? Tanto più che la prima sfida da affrontare, per lei, amante dei ruoli impervi, è quella estetica (ma si sa che una vera attrice può essere chiunque voglia). Kate, infatti, ha trentaquattro anni e quando la Kampush fuggì dal suo persecutore, ne aveva diciotto. Per quanto possa essere una «rosa inglese», truccatori e chirurgo estetico avranno il loro bravo daffare. Ma apparire più giovane non sarà un ostacolo per l'interprete, che ha battuto persino il record di Bette Davis, trentaquattrenne quando ebbe la sua sesta candidatura all'Oscar con Perdutamente tua (e Kate aveva gli anni di Cristo, quando fu oscarizzata).

A dirigere l'iconica stella di Titanic (1997), all'epoca così in carne da meritarsi il nomignolo di «Corset Kate», con allusione alle guaine strette intorno ai fianchi larghi, sarà Bernd Eichinger, regista abituato anche lui a storie toste e di grande impatto mediatico. Dopo Profumo e La banda Baader-Meinhof (per tacere dello sciagurato Der Untergang, film poco azzeccato su Adolf Hitler), Eichinger è pronto a dominare la scottante materia, plasmata per l'uscita nel 2012. Ad aiutarlo nella stesura del soggetto, con la supervisione di Natasha, penserà il giornalista tedesco Peter Reichard, che ha seguito la Kampush per mesi, traendone un réportage televisivo di successo. «Molte trasmissioni radiotelevisive mi hanno turbato, raccontando il mio destino. Ma il progetto di Eichinger mi offre l'opportunità di vedere la mia storia, sul grande schermo, però protetta», ha spiegato la vittima di Pricopil.

Intanto, Kate ha ultimato le riprese d'un thriller di Steven Soderbergh, intitolato Contagion. Altro che delicata english rose».