Katie Melua: «Il mio album dedicato ai film e a Tarantino»

da Milano

Si presenta con un biglietto da visita da paura: nel 2004 e 2005 è la cantante che ha venduto più dischi in Gran Bretagna e l’anno scorso addirittura in tutto il mondo, grazie all’album Piece By Piece. È anche entrata nel Guinness dei Primati per aver suonato - in Norvegia - su una piattaforma a 303 metri sotto il livello del mare, ama correre in macchina e il bunjee jumpin’. Ma Katie Melua non è l’ultima svampita del pop, e nonostante il successo è la semplicità in persona; saranno le sue radici russe (è nata a Tiblisi 23 anni fa)mischiate al nuovo pedigree inglese («Ho giurato fedeltà alla Regina»), sarà il suo candido realismo così atipico nel mondo dello star system. «Non sono materialista, non ho grandi desideri e cerco la semplicità in ogni cosa», racconta presentando a Milano l’album Pictures, anticipato dalla ballata romantica If You Were a Sailboat. «Un disco sul mondo del cinema, che ho scoperto quando Tarantino mi ha fatto recitare in Grindhouse. Ma non ho grilli per la testa: la musica è la mia vita e sto progettando il tour che da gennaio mi porterà anche in Italia».
Una ragazzina che non fa musica usa e getta (sin dal debutto con Call of the Search), dato che scrive bene e nel suo repertorio reinventa brani dei Cure, di John Mayall, di Randy Newman. «Sono nata in Georgia e le mie radici sono nel folk, ma appena arrivata in Inghilterra mi sono iscritta alla Brit School For Performing Arts, dove mi ha scoperto Mike Batt, che cercava una cantante dalla voce jazz». A 17 anni sulla strada del successo, ma senza idee bislacche o idoli di plastica: «Il mio punto di riferimento è Joni Mitchell, sia artisticamente che umanamente. il mio sogno è duettare con lei». Invece di pensare a lustrini e paillettes, Katie si dedica al sociale; ha registrato la nuova versione di Do They Know It’s Christmas (con Bono, Paul McCartney e compagnia), è ambasciatrice di Save the Children, ha cantato con i Queen ed è stata invitata da Mandela a prestare la voce per le vittime dell’Aids in Sudafrica. «Nelle mie canzoni cerco di fondere impegno e serenità, rilassatezza ed energia. In questo Bono è stato un maestro». Fin troppo seria, matura e al tempo stesso scanzonata - ma non banale, così come non lo sono i suoi brani, ricchi di schegge sonore dalle mille sfumature. «Non saprei definire il mio stile, perché nasce dal cuore, senza sovrastrutture».