Katrina: i ritardi nei soccorsi non c’entrano con la guerra in Irak

Mi è apparsa del tutto infondata l’accusa rivolta al presidente degli Stati Uniti George W. Bush da alcuni media specialisti in faziosità, di non essere stato capace di assicurare l’ordine pubblico negli Stati colpiti dal ciclone Katrina, a causa dell’impegno militare americano in Irak. Una notizia palesemente falsa poiché le forze militari americane sono di entità tale da poter intervenire sull’intero territorio statunitense in ogni momento, indipendentemente dalla missione irachena. In realtà, la Guardia nazionale ha dimostrato carenze organizzative che prescindono dalla sua presenza in Irak; carenze che hanno comportato tempi eccessivamente lunghi nel ripristino dell’ordine pubblico e che hanno reso indispensabile l’intervento delle truppe regolari da combattimento dell’esercito. Al governo federale si può attribuire la colpa di non essere riuscito ad assicurare soccorsi adeguati in tempi brevi alle vittime del ciclone; di non aver rifinanziato la legge che disciplina la realizzazione di quelle opere di ingegneria civile necessarie a prevenire o a contenere le possibili conseguenze derivanti da calamità naturali; di non essere riuscito a dotare gli Stati Uniti di un servizio di protezione civile degno di questo nome, tanto da trovarsi costretto a delegare alla Croce Rossa Americana il compito di coordinare i soccorsi alle popolazioni. A ciò si aggiunga l’inadeguatezza dimostrata dalle autorità locali in materia di prevenzione ed organizzazione. Questo però con l’Irak non c’entra: le guerre contro il terrorismo, in Irak come in Afghanistan sono guerre giuste; alla pari di quella del Kosovo, condivisa anche dal governo D’Alema.