Katrina, silurato il capo della protezione civile

La Casa Bianca stanzia altri 51,8 miliardi di dollari per gli alluvionati

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Mentre a New Orleans la Guardia nazionale entra in azione per evacuare con la forza gli irriducibili che non vogliono lasciare la città, a Washington il presidente George Bush è al centro delle polemiche. Giornali e televisioni gli rimproverano di avere messo a capo della Fema, la protezione civile Usa, il suo amico Michael Brown, scelto per la fedeltà politica più che per la competenza professionale. Anche l'ex segretario di Stato Colin Powell si è aggiunto al coro degli accusatori, sostenendo che è stato fatto troppo poco per prevenire il disastro nonostante l’allarme lanciato dagli esperti.
Ma il vero uragano sta ora infuriando sulla Fema: Brown ieri è stato rimosso dalla guida delle operazioni di soccorso e richiamato a Washington. Sarà sostituito sul campo da Thad Allen, vice ammiraglio della Guardia Costiera. Ma c’è voluto il fuoco di fila di stampa e tv. L’edizione on line di Time ha messo alla gogna Brown, pubblicando un ritratto devastante dell’uomo che Bush ha elogiato per «l'ottimo lavoro svolto». Una frase trasmessa in diretta dalle televisioni e che in questi giorni viene rinfacciata di continuo al presidente. Secondo Time, il capo della Fema ha fornito false indicazioni nel suo curriculum, un errore che gli americani non perdonano. Ha sostenuto di essere stato vice direttore dei servizi di emergenza di Oklahoma City, mentre le sue mansioni, paragonabili a quello di uno stagista, erano soltanto amministrative. A rincarare la dose sulla Fema c’è anche il Washington Post: ieri ha scritto che almeno cinque degli otto principali dirigenti della Fema devono il posto a raccomandazioni politiche.
Secondo i primi sondaggi, le critiche rivolte a Bush sull’emergenza Katrina non avevano fatto breccia nell'opinione pubblica, ma gli ultimi dati sono fonte di allarme per la Casa Bianca. Il Pew Research Center ha rilevato ieri che per il 67 per cento degli americani l'operato del presidente dopo il disastro è stato insufficiente. L'indice di approvazione di Bush è sceso al 40 per cento contro il 44 di luglio e il 50 di gennaio. Secondo un sondaggio Zogby, oggi Bush perderebbe le elezioni se dovesse misurarsi con uno qualunque dei predecessori.
Un altro colpo inaspettato per la Casa Bianca arriva da Colin Powell. L’ex segretario di Stato della prima amministrazione Bush non ha risparmiato critiche alla gestione dell’emergenza. «Eravamo stati avvertiti - ha detto Powell intervistato dalla tv Abc - sui pericoli che correva New Orleans. Non è stato fatto abbastanza. Non abbiamo dato ascolto agli esperti e non capisco perché. Ci sono state negligenze a ogni livello: locale, statale e federale». Come se non bastasse, Powell ha messo ulteriormente in imbarazzo il presidente facendo autocritica sull’Irak. L’ex capo della diplomazia Usa si è rammaricato del giorno in cui, alle Nazioni Unite, ha elencato le prove, che in seguito si rivelarono false, sulle armi di distruzione di massa in mano a Saddam. «Rimarrà come una macchia indelebile sulla mia carriera», ha affermato Powell.
Bush non risponde e cerca di dimostrare il proprio impegno per la ricostruzione. Il presidente ha fatto approvare al Congresso ulteriori 51.8 miliardi di dollari per gli aiuti agli alluvionati. Inoltre, per dare man forte alla Guardia nazionale, sono in arrivo a scaglioni dall'Irak altri 3.500 soldati, tutti originari delle zone colpite.
Nel frattempo a New Orleans è scattata l’operazione evacuazione forzata. Le autorità hanno ordinato la confisca delle armi e militari e polizia sono entrati in azione per sgomberare i 5mila irriducibili che ancora non vogliono abbandonare la città. L’operazione di prosciugamento prosegue e il livello dell’acqua scende al ritmo di 10-15 centimetri al giorno.