Ma Kaufmann non mancherà al gran debutto

MilanoChe la prima della Scala «non s’abbia da fare» per un tenore, dopo il forfait del 2006 di Roberto Alagna e dell’anno scorso di Giuseppe Filianoti, tenore italiano fra i più contesi all’estero, è un interrogativo legittimo. Il secondo neppure superava l’esame dell’Anteprima per i giovani, in quanto direttore d’orchestra e sovrintendente non lo avevano ritenuto all’altezza del ruolo, ma poi si riscattava subito dopo con una serie di successoni in un tempio della lirica come il Met di New York. Quest’anno, dunque, tutti a incrociare le dita per il cantante Jonas Kaufmann, un condensato speciale di bravura, fascino e intelligenza, tenore che lunedì darà voce a Don José, per la prima di Carmen.
Per la prova generale è filato via tutto liscio, l’inghippo s’è presentato venerdì, all’Anteprima. «Kaufmann mi ha telefonato ieri sera informandomi che aveva la febbre. Stamattina ha confermato che non avrebbe cantato per l’anteprima. Non è niente di grave, una febbriciattola, ma preferisce tutelarsi per lunedì», così il sovrintendente Stephane Lissner mezzora prima che si aprisse il sipario. Lissner dice che al cento per cento, poi rettifica con un 99, domani Kaufmann canterà. Fino a ieri sera, dalla Scala, s’è ribadito lo stesso concetto. Insomma, pare un’assenza dovuta a un reale problema di indisposizione pur non così grave da compromettere la presenza di domani e repliche successive. Non resta che aspettare il nuovo bollettino medico.
Venerdì, ha così avuto il suo momento di gloria Riccardo Massi, un «last minute» apprezzato (almeno quanto al gesto) da Barenboim che lo ha ringraziato in coda allo spettacolo. Un giovanotto cresciuto nella bottega dell’Accademia della Scala, come Anita Rachvelishvili, protagonista di questa Carmen e pure fidanzata. Barenboim, cresciuto fra il sole dell’Argentina e quello di Israele, non perde occasione per rimarcare quanto sia poco gradevole il clima di Milano. Lo ha fatto anche venerdì, ricordando che «il tempo non è così buono per la voce».