Un kazaco ha miracolato il Sassuolo, non Zampagna. Per scaramanzia

La squadra della capitale delle ceramiche è volata in testa alla serie B, assieme al Lecce, anche per tre dettagli. I calciatori sono continuamente monitorati dal Mapei Sport Service, il centro diretto da Aldo Sassi, a Castellanza, nel Varesotto, creato quando nel ciclismo il patron Giorgio Squinzi vinceva tutto. I neroverdi sono seguiti quotidianamente dall'unico massaggiatore straniero del nostro calcio, Gennady Belenkiy, 55 anni, nato nel nord del Kazakhistan, quando ancora esisteva l'Urss. «Lavoravo allo Spartak Mosca - racconta -, venni in Italia al torneo di Viareggio. Franco Dal Cin era il manager della Reggiana, mi aveva conosciuto quand'era consigliere dell'altra società della capitale, la Dinamo, da cui aveva preso il primo russo della serie A, Igor Simoutenkov. Arrivammo a Reggio insieme, adesso allena le giovanili della Russia».
I granata si salvarono con Marchioro nel '94, retrocedettero in B, risalirono con Ancelotti, nuova delusione in A con Lucescu esonerato nonostante desse spettacolo. «Grande tecnico - osserva Belenkiy, quasi un esperto di calcio internazionale -, come poi ha dimostrato vincendo la Supercoppa Europea con i turchi del Galatasaray e l'ultima coppa Uefa, allo Shakhtar Donetzk (Ucraina)». A Reggio Belenkiy ha sistemato i muscoli a campioni e bidoni: il portoghese Futre, gol e grave infortunio all'esordio; al regista nigeriano Oliseh, che Ancelotti portò alla Juve, a Michele Padovano, decisivo nella Champions League vinta dai bianconeri ai rigori con l'Ajax. «E poi Taffarel, che dopo il Mondiale di Usa '94 con le sue parate sui tiri dal dischetto dell'Italia era rimasto disoccupato: la Reggiana non l'aveva riconfermato, il Parma neanche, andai a vederlo giocare il torneo parrocchiale. Con me si avviarono a finire la carriera Filippo Galli, Gregucci, De Napoli, Silenzi, Evani, mentre si rivelarono Tonetto, Cristiano Zanetti, Legrottaglie, Martins e Makinwa».
Già, i nigeriani. In Emilia erano minorenni, il "masseur" ne diventava il confidente, anagraficamente era quasi il nonno. «Nel 2005 la Reggiana fallì, ripartì dalla C2 e io restai disoccupato un anno. Per 4 mesi seguii i dilettanti del Formigine, collaborai con la Pallamano Rubiera, in serie A. Valutavo se cambiare mestiere o rimpatriare, mi segnalarono al Sassuolo, neopromosso in C1, fu la mia fortuna. La società è seria, gli stipendi puntualissimi, c'è organizzazione. Lo staff è sobrio ma qualificato».
La Mapei, sponsor e proprietaria, nel 2009 ha fatturato un miliardo e 700mila euro, e ha 7mila dipendenti. Belenkiy adesso si sente in una botte di ferro, continua però a schermirsi di fronte ai complimenti: per mesi ci ha chiesto di non pubblicare la sua storia. Il terzo segreto neroverde è l'infortunio di Riccardo Zampagna. A fine novembre una lesione di 7 millimetri al gemello del polpaccio destro. La squadra di Pioli aveva perso al Braglia con il Piacenza, penultimo, e scivolava verso metà classifica. Uscito l'attaccante che in campo si schiera in mezzo e in politica a sinistra, gli emiliani sono decollati: sette vittorie e tre pareggi, per la seconda punta Alessandro Noselli otto gol in nove gare. Il gioco è fluidificato, le partite anche spettacolari. Con Zampagna le mani di Belenkiy non hanno fatto miracoli, se è vero che solo oggi torna fra i convocati. «È questo il momento chiave del campionato - sottolinea il bomber fermo a due gol -, il ritorno è più duro dell'andata: le squadre migliorano e i punti contano di più. C'è bisogno di tutti e ci siamo, crediamo in un obiettivo importante che neanche voglio nominare». Lo volevano in A e in Prima Divisione, è rimasto. «Un nome noto viene sempre fuori durante il mercato, ci convivo da 15 anni. Con il mister neanche abbiamo considerato la cessione» dice lui. A 35 anni però potrebbe non tornare più titolare. Per non scompaginare gli schemi vincenti e magari per scaramanzia.