Kazakhstan, Lukoil minaccia l’Eni

L’ipotesi di una media company e il ruolo della politica

da Milano

Mentre Eni attende i colloqui con il governo del Kazakhstan per chiarire la questione del progetto petrolifero di Kashagan, un quotidiano finanziario russo, Rbk Daily, titola «Lukoil al posto di Eni», attribuendo agli analisti la previsione che la compagnia petrolifera russa potrebbe entrare nel progetto, sostituendo quella italiana, riferisce l’agenzia Apcom da Mosca.
Le indiscrezioni arrivano all’indomani delle dichiarazioni apparse sul Wall Street Journal del primo ministro kazako Karim Masimov, che si diceva «deluso» e rilanciava la possibilità di esclusione del gruppo italiano dal progetto Kashagan. Ora però Rbk Daily insinua un’altra possibilità, oltre a una possibile sostituzione di Eni con Lukoil quale operatore: «Per ora non è chiaro se si tratta di privare Eni dello status di operatore per tutto il Caspio del nord o soltanto per Kashagan», scrive il giornale citando fonti vicine al governo kazako. L’inizio delle nuove trattative tra il governo e Eni, che ieri in Borsa ha perso il 2,15%, è in agenda per questi giorni. Ma Rbk sottolinea che tali colloqui non sarebbero ancora iniziati. E per quanto riguarda Lukoil, l’analista Artem Konchin di Aton sottolinea la «posizione forte della compagnia nel Paese». La presenza di Eni in Kazakhstan risale al 1992, quando venne firmato il primo accordo di ripartizione della produzione del campo di Karachaganak, nel nord del Paese, di cui dal 1997 l’Agip è operatore e da cui già estrae il petrolio con una licenza per quaranta anni.
Nel 2001 Eni è stata nominata «operatore unico» di quello che si delinea come il più importante campo di estrazione di petrolio e gas in Kazakhstan: Kashagan, scoperto solo nel 2000 nel mar Caspio e le cui riserve, stimate, sono comparabili a quelle dei più grandi campi sauditi.