Kenya, resa dei conti rinviata a oggi

Disordini a Nairobi poi il leader dell’opposizione, Odinga, sposta le previste manifestazioni di massa contro l’elezione del nuovo presidente. Il vescovo Tutu avvia una mediazione. La procura generale: "I voti vanno ricontati"

Il Kenya e il mondo tirano il fiato. Mentre in Europa le principali agenzie di viaggio cancellano voli e vacanze a Nairobi il buon senso sembra aver la meglio. I due grandi duellanti, il contestato presidente Mwai Kibaki e lo sfidante Raila Odinga si son fermati a un passo dal baratro. La grande sfida di Uhuru Park, il parco della Libertà a pochi isolati dal parlamento di Nairobi, è stata cancellata all’ultimo momento. Ieri mattina i militanti delle tribù Luo e gli altri gruppi dell’opposizione - già in marcia verso la capitale e già impegnati in duri scontri con la polizia - hanno rinunciato al braccio di ferro. Dopo ore di disordini, sassaiole e lanci di lacrimogeni hanno accettato, probabilmente per decisione del grande capo Odinga, di spostare a oggi la manifestazione che doveva portare in piazza un milione di persone. Resta da vedere se la tregua aprirà le porte a un negoziato, se gli appelli di Stati Uniti, Gran Bretagna e Chiesa cattolica eviteranno il grande salto nell’abisso della guerra tribale, se la mediazione del vescovo anglicano e premio Nobel per la pace Desmond Tutu - da ieri a Nairobi - convincerà i due rivali a tentare la carta del dialogo. Qualche segnale s’intravede. Dopo l’altolà di Odinga ai suoi sostenitori in marcia verso Uhuru park anche Kibaki fa capire di esser disposto a rinunciare allo scontro. «Sono pronto a dialogare - dichiara - non appena la nazione avrà ritrovato la calma e sarà possibile garantire un confronto produttivo e costruttivo».

Dopo la cancellazione della manifestazione di Uhuru Park anche il procuratore generale Amos Wako è sceso in campo per richiamare all’ordine i due contendenti. L’alto magistrato ha proposto un controllo e un riconteggio delle schede elettorali avallando con le sue dichiarazioni il sospetto di pesanti brogli elettorali. Dubbi sulla validità del risultato del voto del 27 dicembre sono stati espressi persino dal presidente della commissione elettorale, che ha ammesso di aver proclamato la vittoria di Mwai Kibaki per soddisfare quanti nel governo lo invitavano a chiudere i conteggi il più in fretta possibile.
A questo punto dunque sia il presidente Kibaki sia Odinga dovrebbero aver realizzato di non poter trascinare alla rovina il Paese. Gli scontri innescati dalla contestata vittoria di Mwai Kibaki hanno già causato 350 morti, migliaia di feriti e quasi centomila sfollati.

A questo primo bilancio va aggiunto il danno economico. I principali tour operator europei con in testa le associazioni di Gran Bretagna, Francia, Olanda, Belgio e Svizzera hanno sospeso le partenze per il Kenya e dirottato verso mete alternative i clienti. Gli operatori italiani continuano, invece, a sfidare sia le raccomandazioni del nostro ministero degli esteri, sia il rischio di un imprevedibile aggravamento della situazione. Nonostante un venti per cento di disdette e la partenza di voli semivuoti molti tour operator italiani continuano a parlare di una «situazione né critica né seria» ricordando che le principali destinazioni turistiche del Kenya si trovano in zone non interessate dalle violenze. La valutazione, confermata dalle dichiarazioni di molti dei circa cinquemila turisti italiani presenti in Kenya a cavallo di Capodanno, non tiene però conto del rischio di sviluppi repentini e imprevedibili.