Kenya, tensione al corteo Kibaki: "Pronti al dialogo"

Gli agenti fermano con gas e cannoni ad acqua i sostenitori di Odinga, in marcia dallo slum di Kibera contro il nuovo governo: l'opposizione sposta la manifestazione a domani. Invito alla distensione dal presidente (<em>nella foto</em>) Secondo la Croce Rossa gli sfollati sono 100mila. Il procuratore generale: sì alla riconta dei voti

Nairobi - Incidenti nelle strade della capitale. La polizia ha attaccato con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua un gruppo di persone proveniente dallo slum di Kibera - feudo del leader dell’opposizione Raila Odinga - che marciavano verso il parco Uhuru (nel centro città), manifestanti anti-governativi che ripetevano "pace", cantavano l’inno nazionale e hanno occupato la strada. Il governo non ha autorizzato la manifestazione, ma ieri Raila ha confermato la sua intenzione di tenere comunque il raduno pacifico "per dialogare con la nostra gente, informarla di chi siamo e dove vogliano andare". Tutte le strade sono pattugliate da autocarri carichi di agenti anti-sommossa, con i tradizionali berretti rossi, armati di fucili e manganelli. Molti temono che possa innescare nuovi scontri, dopo quelli dei giorni scorsi che hanno causato oltre 300 morti e 100mila sfollati.

Corteo dell'opposizione Lo stato maggiore dell’Orange Democratic Movement, il partito di opposizione di Raila Odinga sconfitto alle contestate presidenziali da Mwai Kibaki, conclusa la riunione al quartier generale del partito a Nairobi si è diretto verso Uhuru Park, per la manifestazione di protesta, a dispetto della mancata autorizzazione e dell’ingente dispiegamento di polizia ed esercito. Dietro i capi del partito, una folla di sostenitori. Fonti diplomatiche occidentali hanno riferito della probabile partecipazione di Odinga che in mattinata è stato a colloquio con Desmond Tutu, l’arcivescovo anglicano eroe della lotta non violenta contro la segregazione razziale in Sud Africa, arrivato a Nairobi per un tentativo di mediazione tra le parti, che metta fine alle sanguinose violenze esplose in tutto il Paese.

Manifestazione rinviata È stata rinviata prima all’8 gennaio poi a domani la grande manifestazione di protesta, non autorizzata, che era stata indetta per oggi dall’opposizione. Lo ha annunciato un dirigente dell’Orange Democratic Movement. "Convochiamo la manifestazione a Uhuru Park per domani" ha detto William Ruto, dirigente del movimento di Odinga, a gruppi di dimostranti per le strade di Nairobi blindate dalle forze dell’ordine che già nelle prime ore della mattinata erano intervenute con lacrimogeni e idranti contro manifestanti che tentavano di raggiungere il centro cittadino.

Gli sfollati Sono almeno 100mila gli sfollati in Kenya in fuga dalle sanguinose violenze che hanno fatto seguito alle elezioni. Lo rende noto oggi in un comunicato diffuso a Nairobi la Croce Rossa, che due giorni fa aveva tracciato un primo bilancio in cui si parlava di 70mila sfollati. Nella nota, inoltre, si precisa che per far fronte alle prime necessità di queste 100mila persone occorre mezzo miliardo di scellini kenianii, vale a dire circa 5,5 milioni di euro. La maggioranza degli sfollati, quasi il 70 per cento, si trova nell’Ovest del Paese, quasi tutti gli altri a Nairobi e dintorni.

Il procuratore: sì alla riconta dei voti Il procuratore generale del Kenya, Amos Waco, si è pronunciato oggi a favore di una riconta dei voti delle contestate elezioni presidenziali del 27 dicembre. "Va intrapreso immediatamente un giusto conteggio delle schede, condotto su basi concordate da una persona o un’organizzazione indipendente", ha detto Waco in una dichiarazione letta in televisione. Le parole del procuratore generale, in carica dal 1991, sono giunte mentre la polizia di Nairobi impediva a migliaia di persone di partecipare alla manifestazione indetta da Odinga per contestare la vittoria assegnata al presidente uscente Mwai Kibaki.

Il presidente: "Basta scontri, dialoghiamo" Il presidente keniano Mwai Kibaki ha chiesto oggi la fine delle violenze e si è detto pronto al dialogo politico.Per Kibaki il dialogo sarà possibile quando nel Paese sarà tornata la calma. Intanto l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Solana e il segretario di Stato Usa Rice, in un colloquio telefonico, si sono detti "convinti che la priorità è quella di far pressione sulle parti ad avviare un dialogo per la formazione di un governo di coalizione".