Kerviel: non farò il capro espiatorio

«SocGen mi rifila ogni responsabilità per nascondere la verità»

da Parigi

Primo interrogatorio formale della «pietra dello scandalo», il trader francese Jérôme Kerviel, 31 anni, da parte dei due giudici istruttori del polo finanziario della giustizia parigina - Renaud Van Ruymbeke e la collega Françoise Desset - che indagano sulle sue transazioni alla banca Société Générale (SocGen). «Io non posso essere il capro espiatorio di tutto quanto», ha detto Kerviel, nel corso del lungo (otto ore) colloquio con i magistrati. Certo le sue transazioni sui mercati a termine hanno portato la banca ad assumere «posizioni» per 50 miliardi di euro, che sono poi state frettolosamente liquidate tra il 20 e il 23 gennaio, con il risultato che SocGen ha perso 4,9 miliardi di euro. Kerviel ammette di aver agito da solo, dice d’essersi preso - a nome della banca - rischi enormi sui mercati finanziari e precisa di non essersi mai arricchito personalmente. Voleva solo far carriera. Fare il bullo davanti ai suoi superiori. I quali hanno apprezzato il suo lavoro finché SocGen era beneficiaria di certe ardite operazioni speculative. Dunque il management di SogGen può difficilmente sostenere, oggi, d’aver effettuato tutti i controlli sul proprio personale e di non essere stato minimamente al corrente dei «vizietti» di quel giovane trader, ringraziato quando le cose andavano bene e trattato come la peste quando le sue operazioni si sono rivelate disastrose.
Kerviel contrattacca e afferma: «La banca mi rifila ogni responsabilità per nascondere la verità a proposito del suo comportamento». C’è anche un sospetto molto grave, su cui i due magistrati vogliono far piena luce: il vertice di SocGen, che ammette d’aver recentemente perso altri 2 miliardi di euro a causa dei subprime, avrebbe fatto scivolare sulle spalle di Kerviel la responsabilità di altri deficit, accumulati a seguito della forte esposizione della banca sul terreno dei mutui americani. Temendo il peggio, i due magistrati hanno disposto per Kerviel (che è in libertà vigilata) speciali misure di sorveglianza, ventiquattr’ore su ventiquattro. Il loro timore non sembra tanto la fuga dell’imputato (che avrebbe potuto tranquillamente diventare uccel di bosco il mese scorso e che si è ben guardato da compiere quella scelta) quanto l’altrui tentazione di farlo tacere per sempre. Ieri, in un audizione al Parlamento francese, il governatore della Banca di Francia Christian Noyer condivide l’analisi sul caso SocGen fatta dal ministero dell’Economia, che ha evidenziato carenze nel funzionamento dei controlli interni.
Ieri in Borsa si sono calmate - ma può essere la quiete prima della tempesta - le voci di un’imminente Opa su SocGen da parte di un'altra banca straniera o francese (Crédit Agricole o Bnp-Paribas). Di conseguenza l'azione SocGen - apprezzatasi la scorsa settimana sull’onda di quelle voci - ha chiuso ieri a 79,20 euro, in forte ribasso (5,27%) rispetto alla chiusura di lunedì.