Khamenei: «Obama come Bush Protegge il terrorismo ebraico»

RISPOSTA I vertici politici e religiosi del regime respingono le aperture americane

Obama tende la mano, gli ayatollah gliel’azzannano. La politica d’apertura e dialogo con la Repubblica Islamica promessa dal nuovo presidente statunitense forse è già morta. A soffocarla nella culla ci sta pensando la «triade» del potere religioso, militare e politico di Teheran protagonista ieri di una raffica d’assalti verbali in cui le critiche alla nuova amministrazione americana si mescolano alle consuete minacce e offese allo Stato d’Israele. Ad aprir le danze ci pensa la Suprema Guida Ali Khamenei. Per il numero uno di Teheran la politica di Obama è la fotocopia di quella del suo predecessore e l’Olocausto un pretesto servito a creare quel «tumore incancrenito» rappresentato da Israele. A rincarar la dose arriva il generale Mohammad Ali Jafari, comandante in capo dei pasdaran, annunciando per la prima volta di tenere nel mirino dei propri missili le installazioni nucleari dello stato ebraico. Per chiuder il cerchio c’è, infine, l’immancabile presidente Mahmoud Ahmadinejad prontissimo a rilanciare e sviluppare le tesi «negazioniste» ispirate dal suo capo Khamenei.
L’appuntamento per il fuoco di fila sull’amministrazione statunitense e su Israele è l’apertura della «Conferenza internazionale di sostegno alla Palestina», il convegno annuale in cui i falchi di Teheran cercano di accreditarsi come autentici padrini della causa palestinese. L’incontro quest’anno deve far i conti con non pochi problemi. Il primo è la conferenza di Sharm El Sheikh dove, in assenza del grande escluso Hamas, l’America di Barack Obama e i suoi alleati hanno messo a disposizione miliardi di dollari per la ricostruzione della Striscia di Gaza. Il secondo è l’insidiosa apertura di Obama che punta sull’arma dei colloqui per rallentare la corsa al nucleare di Teheran. Il terzo sono le mosse del segretario di Stato Hillary Clinton ispiratrice, attraverso due emissari appena arrivati a Damasco, di un ammiccante messaggio in cui si invita la dirigenza siriana a rompere l’asse con Teheran e a percorrere la strada della trattativa con Israele. Per rompere l’offensiva diplomatica in cui rientra anche l’imminente visita a Teheran del nostro ministro degli esteri Franco Frattini l’ayatollah Ali Khamenei sceglie la linea dell’intransigenza assoluta. «Secondo alcuni l’unico modo per salvare la Palestina sono le trattative. Ma con chi? Con un regime usurpatore e deviato? Con gli Usa e la Gran Bretagna, che hanno creato questo tumore incancrenito?» - attacca l’ayatollah ribadendo che «la resistenza è l’unico modo per salvare la Palestina». Subito dopo Khamenei rivolge i suoi anatemi contro Barack Obama accusato di perseguire «una strada non meno sbagliata di quella del suo predecessore George W. Bush e di difendere quelle condizioni per la sicurezza dei sionisti che equivalgono a difendere il terrorismo di Stato e a sostenere il massacro del popolo palestinese a Gaza». L’arringa è immediatamente seguita dal proclama del comandante dei pasdaran che annuncia, con una dichiarazione battuta all’unisono dalle agenzie iraniane, gli obbiettivi di un’eventuale rappresaglia sul suolo israeliano. «Tutte le installazioni nucleari nelle varie parti dei territori sotto occupazione sionista sono nel raggio della nostra difesa missilistica e in caso d’attacco israeliano - spiega il generale Jafari - risponderemo fermamente usando i missili per rispondere all’aggressione». Per ultimo tocca ad Ahmadinejad e che rilancia gli strali di Khamenei e riprende la tesi dell’olocausto «inventato» per costruire lo Stato d’Israele. «La storia dell'Olocausto, quella di una nazione senza terra e di una terra senza nazione - afferma il presidente - sono le più grandi menzogne della nostra era».