Khodorkovski ferito in carcere

Il compagno di cella lo ha colpito al volto con una lama da calzolaio. «Molti punti di sutura all’ex magnate», subito ricoverato in ospedale

da Mosca

L'ex proprietario del colosso energetico russo «Yukos», Mikhail Khodorkovski, 42 anni, è rimasto ferito in un'aggressione nella notte fra il 13 e il 14 aprile nel lager siberiano di Krasnokamensk, nel quale è stato rinchiuso dopo essere stato arrestato, processato, condannato e privato della sua azienda, grazie alla quale era diventato l’uomo più ricco di Russia. Khodorkowski era caduto in disgrazia per avere assunto una linea ostile al presidente Vladimir Putin. La notizia dell’aggressione al miliardario è stata data dal suo avvocato, Iuri Schmidt, il quale ha precisato che il feritore è un compagno di cella: per colpire ha utilizzato un’affilata lama da calzolaio. L'ex magnate, subito ricoverato in ospedale, ha ricevuto «molti punti di sutura». Khodorkosvky è stato attaccato nel sonno e, stando a un comunicato del suo ufficio, «si è svegliato in piena notte e si è reso conto di avere il volto coperto di sangue».
Durante una successiva ispezione, tra gli oggetti dell'aggressore sono stati rinvenuti un coltello e una lama di rasoio: «Oggetti», si sottolinea nella nota, «che sono vietati nei locali del carcere». Non si sa come il detenuto fosse riuscito a procurarseli, e soprattutto come avesse potuto tenerli con sé senza che nessuno li scoprisse. Khodorkovski sta scontando una condanna a otto anni di reclusione per frode fiscale e riciclaggio. La sentenza aveva fatto discutere molto in Occidente e presso le organizzazioni per i diritti umani a causa del trattamento riservato al petroliere dal Cremlino. Putin aveva deciso di vendicarsi del miliardario, uno dei famosi oligarchi della Russia neocapitalista, il quale aveva apertamente finanziato le forze di opposizione.
Oltre al fondatore della «Yukos», la sentenza di colpevolezza fu pronunciata anche nei confronti di Platon Lebedev, uno dei principali azionisti del gigante energetico, che è stato nel frattempo portato sull'orlo del collasso dal fisco, che ne ha congelato tutte le proprietà e ha avanzato una richiesta di pagamento di imposte arretrate per l’equivalente di 33 miliardi di dollari. In marzo, davanti alla magistratura di Mosca, un pool di banche straniere ha avviato la procedura fallimentare che con ogni probabilità dovrebbe portare all'assorbimento della società da parte di «Rosneft», ente petrolifero statale russo e principale creditore.