Kiarostami: «Vorrei girare un altro film con Ermanno Olmi»

nostro inviato a Locarno
Pardo d’onore ad Abbas Kiarostami e viaggio con il maestro iraniano in un mondo che il suo cinema non finirà mai di immortalare. E allora si scopre che cambiano i regimi ma la libertà di espressione rimane sempre in bilico («cerco di adattarmi, se vuoi far passare un messaggio non si può fare sempre e solo opposizione»), che nelle case però la censura ha allentato la morsa («arrivano dalla Cina i dvd dei film americani e costano la metà di un biglietto del cinema») , che l’ultimo film italiano visto a Teheran è stato La stanza del figlio di Moretti e che Tickets, il film a episodi girato insieme con Ermanno Olmi e Ken Loach in territorio iraniano non ci ha mai messo piede. E chissà mai se ce lo metterà. A proposito di Olmi: Kiarostami ne è rimasto abbagliato e anzi il rammarico è quello di non aver collaborato ancora di più nella stesura del film: «Ho visto il primo film di Olmi quando avevo 22 anni, da allora ho sempre avuto per lui una grandissima stima. In programma c’è un documentario, ma per ora di deciso c’è solo il titolo: Vino, luna e Bella donna». Refrattario a mischiare film e politica («non sappiamo che intenzioni ha il nuovo regime, comunque il cinema non è il problema principale»), Kiarostami precisa che il cinema commerciale proprio non lo vede. E se lo vede «proprio non lo capisco».