Kiev, migliaia in piazza: braccio di ferro per lo scioglimento del parlamento

Mosca - È crisi istituzionale in Ucraina, dopo un anno di forte instabilità derivato dall'ambiguo risultato delle elezioni legislative del marzo 2006: il presidente Viktor Iushenko ha sciolto nella tarda serata di ieri la Rada, il parlamento, dominata dalla coalizione del premier filo-russo Viktor Ianukovic, e ha indetto nuove elezioni legislative per il 27 maggio. Ma i parlamentari rifiutano la decisione presidenziale, e hanno investito del caso la Corte costituzionale.

Nel frattempo a Kiev migliaia di sostenitori dell'esecutivo circondano il palazzo del parlamento, mentre i fautori della filo-occidentale "coalizione arancione" di Iushenko e della pasionaria Iulia Timoshenko si schierano a difesa dell'edificio che ospita la commissione elettorale. Torna a riempirsi anche la piazza Maidan, teatro nel 2004 della rivoluzione arancione, dove in serata sono attesi comizi delle opposizioni.

La crisi ha radici lontane: le liti in casa arancione avevano consentito l'estate scorsa a Ianukovic, che nelle elezioni aveva ottenuto per il suo Partito delle regioni la maggioranza relativa, di prendere la guida del governo, grazie anche al "tradimento" del socialista Aleksandr Moroz, passato al nemico in cambio della poltrona di presidente della Rada. A precipitare le istituzioni nel caos, è stato comunque il recente passaggio di alcuni deputati arancioni nelle file della maggioranza. Il fatto ha riavvicinato Iushenko e Timoshenko: il timore di entrambi è che Ianukovic possa, grazie ai transfughi, ottenere una maggioranza qualificata per modificare in senso parlamentarista la costituzione.

Iushenko e Ianukovic, ha detto Moroz, dovrebbero incontrarsi nel primo pomeriggio per cercare di negoziare una uscita dalla crisi. Nel frattempo il premier ha minacciato di chiedere elezioni presidenziali anticipate, se il decreto di Iushenko non verrà ritirato. Per il momento non si registrano scontri: la polizia non interviene per bloccare l'afflusso dei dimostranti dell'uno e dell'altro segno, e non ha fatto affluire rinforzi nella capitale. Quanto all'esercito, secondo il ministro della difesa Anatoli Gritzenko - comunque uomo di Iushenko - «obbedirà al presidente, che è il comandante in capo». Ma è una tesi tutta da dimostrare.