«Il killer conosceva Serena ed era della zona»

«L’assassino di Serena Mollicone può essere una delle dodici persone che abbiamo già individuato e che rispondono tutte ai requisiti di un profilo criminale dell’uccisore di Serena tracciato dal criminologo Carmelo Lavorino». I difensori di Carmine Belli, il carrozziere di Arce assolto nei giorni scorsi anche in appello dall’accusa di aver ucciso Serena Mollicone, sono certi che incastrare il vero killer della studentessa è ancora possibile. Gli elementi per arrivare a lui ci sono. E Lavorino, che fa parte del collegio di difesa, ha le idee piuttosto chiare sulle caratteristiche della persona da cercare. «L’assassino è anzitutto della zona di Arce - spiega - conosceva Serena e godeva della sua fiducia, ed ha avuto la possibilità di requisirla sino alle ore 10 del 1° giugno».
A giudizio di Lavorino vi sono cinque ipotesi plausibili per spiegare l’omicidio: «Un fatto scaturito nell’ambito di un traffico di droga, alla quale Serena voleva opporsi; un automobilista che le avrebbe dato un passaggio sulla sua auto e che le ha fatto delle avance da lei respinte e che per questo l’ha uccisa; un motivo di gelosia nell’ambito della cerchia di Arce ed infine un’uccisione senza un movente preciso».
Alla conferenza stampa che si è tenuta ieri, oltre agli avvocati Edoardo Rotondi e Roberto Migno, era presente Belli. «L’incubo che ho vissuto con la mia famiglia è finito anche se non ho mai avuto dubbi che la giustizia mi avrebbe dato ragione», commenta il carrozziere. Gli avvocati di Belli, che si sono lamentati per il diverso modo in cui giornali e tv, a loro giudizio, hanno dato notizie della vicenda («sbattendo il mostro in prima pagina» quando Belli fu arrestato) hanno detto che tuteleranno, anche penalmente, il loro assistito contro notizie giornalistiche e servizi televisivi diffamatori. I legali hanno ricordato poi le argomentazioni difensive da essi prodotte nei processi: «Belli non era l’assiduo e misterioso frequentatore di Serena Mollicone, poi risultato invece un altro, non sapeva come Serena fosse vestita il giorno della sua scomparsa e non è mai stato nella radura dove è stato trovato il corpo della giovane». Hanno sottolineato soprattutto che sul nastro adesivo che legava mani e piedi della studentessa sono state trovate tre impronte che non sono di Belli, ma che a loro giudizio, appartengono sicuramente all’assassino.
Il carrozziere di Arce non poteva trovarsi entro le 10 nella zona dove Serena faceva l’autostop ed in quella dove è stato ritrovato il cadavere, perché in quelle ore si trovava a diversi chilometri di distanza. «Nessuna delle consulenze tecniche del pm - sostiene l’avvocato Rotondi - ha rilevato alcuna traccia di Belli sul luogo del crimine o ad egli riferibile, né impronte digitali né biologiche né di qualsiasi natura. Tutte le consulenze tecniche fatte espletare dalla difesa hanno dimostrato di fatto l’inesistenza di qualsivoglia connessione fra il crimine, la scena del crimine, il modus operandi dell’assassino e Carmine Belli».