Il killer delle fidanzate ha già vinto Sconto sicuro prima del processo

Luca Delfino ottiene il rito abbreviato: niente ergastolo, forse se la cava con 16 anni

(...) l’aggravante contestata con la premeditazione. In termini pratici significa che nessun giudice potrà dargli l’ergastolo, ma al massimo una pena di trent’anni.
Non solo. Ora inizia la battaglia più lunga per il suo avvocato, Riccardo Lamonaca, che ieri ha incassato un altro successo importante. Il giudice per l’udienza preliminare di Sanremo, Eduardo Bracco, ieri ha sì accolto la richiesta di rito abbreviato, ma ha anche disposto una nuova perizia psichiatrica su Delfino, accusato tra l’altro di aver ucciso pochi mesi prima a Genova anche un’altra sua ex fidanzata, Luciana Biggi. Una piccola anomalia, peraltro non rara, per un processo che prevede in linea di massima l’acquisizione delle prove e degli elementi raccolti fino al momento dell’udienza preliminare. Niente testimoni in più, niente supplementi di indagine. Il giudice però ha la facoltà, e in questo caso l’ha esercitata, di chiarire un eventuale punto ancora oscuro, un particolare, fosse anche quello decisivo.
E stavolta il gup ha chiesto di approfondire la perizia psichiatrica su Delfino, nominando un suo esperto, diverso da quello del pm, della famiglia della vittima e della difesa. «Partiamo tra l’altro da un punto condiviso sia dal perito del pubblico ministero sia da quello della difesa - osserva l’avvocato Lamonaca - Un caso non così abituale in processi di questo tipo. Entrambi gli specialisti di accusa e difesa concordano sul fatto che il mio assistito sia un soggetto affetto da disturbo della personalità, border line, paranoide e narcisista». Un passo importante verso la seminfermità mentale di Delfino. Il passo che potrebbe «regalargli» lo sconto di pena maggiore. Tra l’altro nella perizia della difesa si sottolineano anche aspetti che potrebbero far pensare alla totale incapacità di intendere e volere (cioè all’assoluzione dell’imputato), ma questo è un aspetto che verrà eventualmente preso in considerazione dal pool di periti. Sì, perché il prossimo 13 giugno il gup di Sanremo darà l’incarico al professor Graziano Murgia di Spezia, il quale sarà affiancato dallo psicopatologo genovese Marco Lagazzi per la difesa, dal professor Stefano Ferracuti, psicologo clinico dell’Università La Sapienza di Roma per la famiglia di Antonella e il dottor Franco Freilone, per l’accusa.
Dal loro lavoro dipenderà parecchio l’esito del processo vero e proprio, in programma verso settembre. In quel caso sarà questione di poche ore, massimo uno o due giorni, e si saprà la condanna (o l’assoluzione) per Luca Delfino, che ieri all’arrivo in aula ha continuato a recitare la sua «solita» parte fatta di accuse ai presenti e di invocazioni per poter rivedere Antonella che «è viva». Tutt’altra storia, invece, per il processo «genovese», per l’accusa dell’omicidio nei vicoli di Luciana Biggi. Per quel delitto resta l’unico accusato, ma è sempre rimasto a piede libero perché il pubblico ministero Enrico Zucca non aveva ritenuto sufficienti ad arrestarlo le prove raccolte dalla squadra mobile. Dopo l’omicidio Multari era esplosa la polemica per quella seconda vittima «evitabile». Il capo della squadra mobile genovese, Claudio Sanfilippo, aveva spiegato di aver chiesto l’arresto ma di essersi trovato di fronte alle perplessità del magistrato. Lo stesso Zucca aveva risposto pesantemente al poliziotto, erano arrivati gli ispettori dal ministero di grazia e giustizia. Risultato: dopo qualche mese Sanfilippo è stato promosso vicequestore vicario di Parma, Zucca è rimasto al suo posto. Il processo deve ancora iniziare.