Il killer del gioielliere è il romeno fermato a Milano

Un assassino in carcere, l’altro in fuga, probabilmente all’estero. Inchiodati dalle impronte lasciate in casa gli autori del delitto di Francesco Lenzi. Non solo. A riconoscere i due, un operaio che li ha visti fuggire su una Bmw blu. Individuati, dunque, i killer del gioielliere di 56 anni ucciso all’Axa per un bottino di 800mila euro. Mentre per la Polfer e la Procura di Milano Ion Radu Iancu, il romeno di 26 anni fermato alla stazione centrale con un trolley nero pieno zeppo di preziosi targati «Lenzi 1935», è accusato di ricettazione e «con il forte sospetto» di aver partecipato alla rapina finita nel sangue, per la Procura di Roma non ci sono dubbi. Tanto da spiccare due ordinanze di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario e rapina. Autori materiali del delitto Iancu e un suo compare romeno di 32 anni, per ora latitante.
Ecco la svolta definitiva nelle indagini per la morte violenta del “Peter Pan” di Casalpalocco, come lo definisce la figlia Michela, aggredito e ucciso martedì scorso nel suo appartamento di via Tespi. Legato e torturato per farlo parlare, per rivelare la combinazione della cassaforte con gli orologi e altri gioielli. I due farebbero parte della comunità romena vicina alle due colf, una delle quali testimone oculare del fattaccio.
«Il gip ha ritenuto valida la nostra informativa inviata in Procura - spiega il colonnello Canio Giuseppe La Gala, comandante del gruppo Ostia - e gli indizi di colpevolezza a carico dei due». Iancu, dal canto suo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. In attesa dei riscontri del Ris sui suoi abiti, la valigia e lo zainetto contenente i 712 oggetti di valore con le etichette della gioielleria di Casalpalocco, gli inquirenti hanno diramato a tutte le frontiere e ai Paesi europei i dati del ricercato.
Una drammatica vicenda. Sono le ore 10 del 25 novembre quando una delle due collaboratrici di casa Lenzi arriva al civico 227 di via Tespi. È incinta, deve controllare la cugina che la sostituisce. Sul pavimento al primo piano c’è il gioielliere, nudo e incaprettato con cavi elettrici. Poco più in là la donna, legata e imbavagliata. Viene dato l’allarme. Gli assassini sono appena fuggiti, qualcuno li vede togliersi il cappuccio e ripartire a tutta velocità.
Assieme ai carabinieri arriva l’equipaggio del 118 che tenta di rianimare Lenzi, inutilmente. Iniziano i rilievi del Ris. Bisogna distinguere le impronte lasciate dagli operatori sanitari, dalle colf e da parenti e amici di Franco con quelle dei rapinatori. Poi bisogna fare la conta delle cose sparite. Cominciano anche gli interrogatori nella sfera familiare della vittima e, soprattutto, in quella delle colf.
Mercoledì notte viene fermato a Milano Radu Iancu. Il romeno è il proprietario del bagaglio lasciato a Bologna su un Eurostar diretto nel capoluogo lombardo. All’interno, la refurtiva ancora sporca di sangue. Stessa cosa nelle tasche della sua giacca e nei pantaloni. Solo per stendere il verbale di sequestro dei mille pezzi trovati a Iancu gli agenti impiegano quindici ore.
Il suo racconto è inverosimile. Non conoscerebbe l’uomo che gli ha affidato la refurtiva, tantomeno il destinatario. Iancu, inoltre, mente sul suo ingresso in Italia. La polizia milanese lo accusa di ricettazione, per i carabinieri di Ostia e il pm di Roma è un assassino.
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