Il killer della pensionata sotto torchio in Questura

Gli investigatori della squadra mobile hanno arrestato ieri sera l’assassino di Franca Monfrini, la vedova di 81 anni soffocata venerdì pomeriggio nel suo appartamento al dodicesimo piano di uno stabile in via Mario Borsa 69, a Bonola. La svolta è arrivata ieri mattina, ma l’interrogatorio dell’omicida è andato avanti per tutto il pomeriggio e fino a notte. L’unico elemento trapelato finora dagli ambienti investigativi è che la persona in questione conosceva la donna e frequentava la sua abitazione. Tutto qui: la polizia ieri non ha voluto rivelare nessun altro particolare. Solo stamane si potrà conoscere l’identità della persona fermata per il delitto.
Subito dopo il ritrovamento del cadavere la polizia aveva parlato di omicidio. Molto prima dell’esito dell’autopsia che martedì ha stabilito con assoluta certezza che la pensionata era stata uccisa.
La ricostruzione di quel che era accaduto in casa della signora Franca - una persona mite, vedova di un marito e di un compagno - in un primo tempo era stata fatta a spanne dagli investigatori, con i pochi elementi a disposizione e qualche ovvia deduzione. Venerdì pomeriggio la signora Franca è in casa con il suo assassino. Parlano, poi il discorso si fa più animato e, per qualche ragione, tra i due scoppia a lite. È a quel punto che la persona in compagnia della donna si trasforma nel suo assassino: le mette le mani intorno al collo avvolto in un foulard e ne stringe i nodi. La vedova cade sul pavimento, accanto al divano. A questo punto, per essere certo di finirla, l’assassino prende un cuscino e glielo spinge contro il viso. La donna muore.
A quel punto l’omicida rovista in casa, svuota la borsetta della vedova e lascia le varie cose lì attorno. Dal portafogli prende le banconote che ci sono dentro. Lascia invece stare la cassaforte perché si rende conto che non riuscirà ad aprirla. Quindi se ne va chiudendo la porta d’ingresso dell’appartamento e portandosi via le chiavi.
La polizia pensa subito a un omicidio. Evidentemente, da subito, gli investigatori hanno più di qualche elemento per stabilire che la Monfrini è stata uccisa. Forse, da subito, hanno già dei sospetti concreti che devono solo suffragare con qualche altra prova, compreso l’esito dell’autopsia. Come accade quasi sempre in casi come questi, gli inquirenti non optano per una soluzione lambiccata, complessa. Era accaduto più o meno lo stesso a Lucia Scarpa, la sarta in pensione di 70 anni trovata uccisa in casa il 4 ottobre: ad ucciderla a coltellate era stato un suo vicino di casa filippino che, sotto l’effetto di stupefacenti aveva litigato con la donna dopo che lei gli aveva chiesto la restituzione del prestito di 20 euro. Il caso della Scarpa sembra avere molte analogie con quello di via Mario Borsa. Anche Franca Morfini potrebbe essere stata uccisa da una colf o, comunque, da una persona che l’aiutava saltuariamente nelle pulizie. O, perché no, da un vicino.