Killer della porta accanto, la vendetta abita nei condomini

Vengono sempre sottovalutati. Nella scelta di una casa è una componente che non incide pochissimo. Si pensa al quartiere, alla posizione, fermata dell’autobus vicino, il supermercato comodo. Ma loro, i vicini, non vengono quasi mai presi in considerazione. Il 27 agosto un brasiliano di 30 anni residente a Milano, Wesley Pessoa De Sousa ha ucciso la sua vicina di casa. L’ha aspettata in cantina. Ancora una volta aveva staccato la luce per innervosirla, il solito dispetto. La donna scende a vedere e si imbatte nell’uomo. Lui aveva già deciso tutto, la vendetta era pronta. Ha impugnato la pistola e ha fatto fuoco. È l’ultimo atto di una guerra di condominio, anni di dispetti e litigi. Incomprensibili da fuori, logoranti ed estenuanti se vissuti in prima persona. Cose minime, le scarpe che fanno troppo rumore, l’acqua che straborda dai vasi di fiori e sgocciola al piano di sotto, la precedenza non riconosciuta quando si esce dal garage. La rabbia, il rancore senza sosta, che cresce giorno e notte, quando si fa fatica a prendere sonno, quando la presenza costante dell’inquilino indesiderato non ti lascia pace. Lui è sempre lì, quando esci di casa, quando ti affacci al balcone, quando torni la sera. È il tuo tormento, guai a chi molla per primo, guai a chi si mostra più debole. E il volto ingrugnito ogni volta che si esce.
Sono ottocentomila i processi tra i vicini, il 53 per cento di tutte le cause civili, secondo il Censis, si finisce in tribunale almeno una volta l’anno; spazi comuni e rumori i motivi principali. Quattro denunce al giorno per le liti tra vicini di casa, un numero superiore a quelle per scippi e furti.
Claudio Brachino e Barbara Benedettelli raccontano I delitti del condominio. Storie di vicini che ammazzano (Cairo editore). È un viaggio nella banalità dell’orrore, l’incontro con l’assassino della porta accanto. E qui trovi la cronaca di questi anni, che a vederla da vicino sembra sempre assurda, inspiegabile, cattiva, di quella cattiveria che non ha nulla di epico, ma uccide quasi sempre per meschinità o per una sottile linea di follia. È l’Italia che diventa scenario di delitti assurdi, senza senso ed è come precipitare in un fumetto di Dylan Dog. Alcuni personaggi che incontri sono diventati fin troppo famosi, come i coniugi di Erba. Olindo e Rosa, la coppia simbolo di tutti i delitti da condominio. C’è il volto da angelo perduto di Amanda Knox, accusata di aver ucciso in una notte di follia, sesso e droga la sua compagna di appartamento. Amanda, il suo fidanzato Raffaele e il terzo uomo. La morte di Meredith Kercher, inglesina arrivata a Perugia, non ha ancora un perché.
C’è Tamara Monti che trova la morte rientrando a casa. Alessandro Doto, il vicino, la aspettava nell’androne con un coltello di 30 centimetri, di quelli che si usano per tagliare il pane. Forse i cani di Tamara avevano dato fastidio più del solito, forse gli anziani genitori di Doto, che abitano con il figlio al piano di sopra, erano stati male per quei latrati nei timpani. Forse, come a Erba, è stata semplicemente l’ultima goccia di un vaso già pieno di odio: quella ragazza venuta dal Comasco per addestrare i delfini e che da un po’ di tempo era andata a vivere col fidanzato, lo aveva esasperato. Lui un lavoro non ce l’aveva, a 35 anni viveva ancora con mamma e papà, e l’invidia, prima o poi, si trasforma sempre in odio. Tamara è stata uccisa perché i suoi cani disturbavano.