Il «killer» del rock and roll torna con Jagger e Springsteen

In «The Pilgrim» anche Clapton, B.B. King e Ringo

Antonio Lodetti

da Milano

Il «killer», come lo chiamano amici e nemici, torna per consegnare ai nostri cuori e alla storia del rock un nuovo disco a undici anni dalla sua ultima fatica discografica. L’Oscar al rocker più ribelle? Non c’è partita, andrebbe a lui, all’«assassino» Jerry Lee Lewis. È lui che ha spinto i moralisti americani - e star come Frank Sinatra - a scrivere che «il rock è la musica marziale di tutti i delinquenti sulla terra». È lui che strapazza il pianoforte come fosse posseduto dal demonio, lo prende a calci, lo cavalca, lo suona coi piedi, gli dà fuoco vomitando insulti sul pubblico. Non basta il suo stile musicale «scandaloso» (viene espulso dalla chiesa perché suona l’organo a tempo di boogie), anche la sua vita è una sfida alle regole. Nel 1958 - «dimenticando» di divorziare dalla seconda moglie, Lewis sposa una cugina tredicenne di secondo grado. Così affonda la carriera del re che l’anno prima ha venduto sei milioni di copie della virulenta Whole Lotta Shakin’ Goin’ On contendendo la corona di re ad Elvis Presley.
Oggi Jerry Lee ha 71 anni e ne ha passate di tutti i colori; dice ancora di essere «un vagabondo ubriaco che crede di essere il migliore» e, per dimostrarlo, è ripartito in tournée (in questi giorni è in Germania, l’anno scorso lo abbiamo visto in Italia al Pistoia Blues Festival) e soprattutto il 5 settembre uscirà il tanto atteso cd a più di un decennio da Young Blood. Non molla, nonostante gli alti e bassi, spesso imbarazzanti, della sua carriera (nel ’92 ad esempio, distrutto nel fisico e nello spirito, interruppe piangendo un concerto a Zurigo). Ora, al rilancio in grande stile del «punk ante litteram» Jerry Lee, vogliono esserci tutti. Nell’album, che si intitolerà Last Man Standing: The Pilgrim (e non Redemption come era stato annunciato) c’è un’incredibile parata di star, da Mick Jagger e Keith Richards a Bruce Springsteen, da B.B. King a Eric Clapton, da John Fogerty a Buddy Guy, da Ringo Starr a Neil Young, da Robbie Robertson a Rod Stewart passando per i signori del country Willie Nelson, Merle Haggard, George Jones, per finire con il rivale di sempre Little Richard. Un menù da far girare la testa con una serie di classici rivissuti e speziati con i sapori forti del rockabilly, del country, del blues. Springsteen porta la sua Pink Cadillac per duettare con il re; Fogerty la scatenata Travelin’ Band dal repertorio dei Creedence; Jimmy Page la zeppeliniana Rock’n’Roll. Ci sono anche curiosi scambi. Keith Richards duetta con Lewis in I Saw Her Standing There dei Beatles e in That Kind Of Fool poi cede la rollingstoniana Honky Tonk Women a Kid Rock. Grande spazio al blues (le mitiche chitarre di King e Clapton guidano le danze rispettivamente in The Night Is Over e nello standard Trouble In Mind) e al country (A Couple More Years con Willie Nelson e Just A Bummin’ Around col mitico Merle Haggard). Tra i piatti forti You Don’T Have To Go in coppia con Neil Young e la significativa Don’t Be Ashamed Of Your Age (ovvero «non vergognarti della tua età» eseguita con George Jones).
Il vecchio leone non è certo un pentito. «La mia vita è la musica. Sono fiero del nuovo album, pieno di splendide canzoni una più bella dell’altra, anche se la mia preferita è Twilight insieme a Robbie Robertson. In concerto continuerò ad eseguire soprattutto i miei classici come Whole Lotta Shakin’ Goin’ On e Great Balls Of Fire». Dice spesso «in me c’è il Diavolo» e «il rock mi spedirà all’inferno» ma, tra un colpo al cuore, fiumi di alcool, decine di ricoveri (dal famoso incidente a bordo della sua Rolls alle lesioni alla colonna vertebrale) ha seppellito i suoi vecchi amici Elvis, Johnny Cash, Carl Perkins, con cui alla pionieristica Sun Records incise il long playing Million Dollar Quartet, uno dei dischi che hanno fatto la storia del rock. «Sono il sopravvissuto di quello storico gruppo e per questo devo ringraziare Dio, per questo e per avermi dato il talento. È un onore e un privilegio portare ancora oggi la fiaccola della Sun e tenere vivo il testamento di Elvis, Johnny, Carl. Questo è il mio compito e spero di riuscire a farlo il più a lungo possibile. Ora gli anni cominciano a chiedermi il conto, quindi non salto più sul pianoforte, ma tiro calci, tengo il tempo ancora alla grande e conto su un pubblico che mi vuole bene».