Il killer senza pietà: "Ho solo rubato una borsa"

Un parlamentare di Rifondazione fa visita all’uomo in carcere per
cercare di sapere qualcosa di più su di lui. Dalle sue parole non
traspare alcun pentimento. Il nomade accusato dell’omicidio non confessa e fa finta di non capire: "Sono solo da due mesi in Italia". Oggi sarà interrogato dal Pm

da Roma

Ma che razza di occhi sono quelli di un mostro? Occhi che arrivano direttamente dai bassifondi dell'umanità, dalla notte di tempi selvaggi, dalla brutalità che oggi trova strade ancora più facili che nella preistoria per colpire. Per massacrare senza un perché. La paura si mescola alla sorpresa, negli occhi scuri di Romulus, il romeno di 24 anni rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Occhi che si sforzano di trovare in una pretesa «tranquillità» l'aggancio per tornare alla libertà pagando il minimo del pedaggio. Sulle braccia, ancora qualche graffio che accusa e impressiona, anche se nella vita randagia di un rom piccole ferite ed escoriazioni sono all'ordine del giorno.
Si muove nella normalità di ogni «mostro» dei giorni nostri anche il romeno Romulus. Alla Lungara, chiuso nella cella di isolamento della Settima sezione, mangia i pasti con buon appetito e non mostra alcun segno di «autolesionismo», dicono il medico e lo psicologo che lo hanno visitato. Addirittura finge di non capire le domande più semplici e più insidiose che gli avanza un senatore di Rifondazione, Salvatore Bonadonna, spintosi fin lì «per capire che razza di persona fosse, che gente circola tra di noi, e non importa che sia romeno, romano o siciliano».
Cittadino del mondo, e di tempi che sembrano aver smarrito umanità. Tremenda è l'accusa al romeno Romulus Nicolae Mailat: aver seviziato e ucciso una donna di 47 anni, moglie di un ufficiale della Marina. Una semplice preda, per l'assalitore privo di pietà. Romulus, stretto nella sua t-shirt bianca, dice «di essere da soli due mesi in Italia». Finge di non capire o non capisce davvero l'italiano delle frasi, non appena esse da banali si fanno via via più stringenti. Hai dormito? «Dormito, dormito». Mangiato? «Mangiato». Che fai a Roma, come guadagni da mangiare? «Rubo borsette». E qui dentro che ci fai? «Strappato borsetta, rapinato signora», sostiene Romulus grattandosi dietro l'orecchio. «Non è prima volta...». Non un'ombra viene negli occhi a incrinare la prima difesa dell'animale in gabbia. Ti rendi conto del danno che hai fatto anche ai tuoi amici, alla tua gente? «Non capisco», dice.
Pensa davvero di essere in carcere per aver rapinato una borsetta, Romulus? L'interrogatorio con i magistrati avverrà oggi, ma è chiaro che qualcosa dell'accusa che gli pende sul capo dev'essergli stata avanzata. Eppure il romeno si rifugia nell'apparente lontananza della lingua, anche se sono ancora gli occhi a tradirlo, a rendere evidente che non c'è estraneità dalla situazione e dal luogo: l'uomo sta nella situazione e non distante. Non è capitato lì per caso, è abituato a vivere sul limite, «un povero disgraziato che potrebbe essersi trasformato in un mostro», si meraviglia il senatore Bonadonna. Neppure un balenio di follia arriva, in quegli occhi, a concedere attenuanti alla terribile normalità dell'efferatezza.
Se è davvero lui, l'assassino, sarà un altro dei casi da studiare, un altro da rubricare in quella «patologia sociale» che tanto appassiona i politici e tanto poco i cittadini impauriti. «Sono alieni? Non lo sono? Certo una notizia del genere, un'efferatezza senza motivo come questa, arriva in ognuno di noi come un pugno allo stomaco», sospira il senatore Bonadonna all'uscita dal carcere. Perché massacrarla in quel modo? Ancora una volta tutto resterà senza spiegazione, se non quella della vertigine che si annida in ogni essere umano. «Eppure non possiamo fermarci qui - dice Bonadonna -, perché brutalità richiama brutalità, violenza violenza, e ogni reazione generalizzata porta in sé rischi ancora più gravi. Non se ne uscirebbe più, dobbiamo interrompere la spirale». Avere la fermezza e la lucidità di distinguere, di addossare alla responsabilità dell'individuo la colpa, senza un facile «linciaggio» alla comunità dei romeni, sostiene il senatore di Rifondazione. Certo, su questo si basa il vivere civile. Anche quando il «mostro» si scatena, e il dolore si tramuta in una rabbia infinita.