Il killer si è lavato in casa di Chiara. Nuovi interrogatori

Tracce di sangue
nella doccia. Cugina e
fidanzato della vittima
ascoltati per ore dai
carabinieri. Il mistero
della telefonata muta. I carabinieri del Ris a caccia di prove per risolvere il giallo<br />

nostro inviato
a Garlasco (Pavia)

L’assassino di Chiara forse si è tradito: dopo aver massacrato la povera ragazza è andato a lavarsi in bagno, lasciando impronte scoperte dagli esperti dei Ris dei carabinieri. Che potrebbero quindi essere comparate con il possibile autore dell’atroce delitto.
Ma gli esami scientifici non escludono le tradizionali attività investigative, come gli interrogatori di nuovi testimoni, ma anche del fidanzato e di Stefania Cappa, cugina della vittima, sentiti nuovamente a lungo come persone informate dei fatti nella caserma di Vigevano. In particolare Alberto Stasi è stato chiamato a chiarire alcune contraddizioni in cui sarebbe caduto nel primo interrogatorio.
Ieri il Reparto investigazioni scientifiche ha, per due volte nel corso della giornata, passato al setaccio la villetta di via Pascoli 8 a Garlasco, dove Chiara Poggi, 26 anni, è stata massacrata con un martello o con una piccozza. Uno dei colpi ha infatti provocato un foro nel cranio che indica un oggetto acuminato. E alla fine qualcosa di nuovo è emerso: l’assassino, dopo l’aggressione, è andato a lavarsi in bagno. Nel box della doccia sono state infatti trovate tracce di sangue. Il ritrovamento è servito anche per fornire un quadro più chiaro di quanto successo lunedì mattina. L’assassino sarebbe entrato tra le 10 e le 11, approfittando del fatto che la ragazza era sola in casa, in quanto papà Giuseppe, mamma Rita e il fratello Marco, 19 anni, erano in vacanza in Trentino. Lei lo conosce e apre in pigiama senza temere nulla, fa due passi verso il salotto e viene subito centrata alla nuca. La ferita non è mortale, riesce a girarsi, ma viene colpita nuovamente alla fronte. Trova la forza di fuggire verso le scale della cantina, ma viene raggiunta e colpita altre due volte, stramazzando supina, la guancia sui gradini. Poi il killer va in bagno a lavarsi del sangue, dove avrebbe lasciato le impronte digitali. Quindi la fuga. L’allarme viene lanciato dal fidanzato, Alberto Stasi, 24 anni, verso le 14. I due hanno passato la sera prima insieme a casa di lei, lui ha portato anche il suo cane, un doberman, che però si è innervosito per i lampi del temporale. Alberto l’ha riportato a casa, quindi è tornato da Chiara. Qualche minuto ancora insieme, quindi l’ha lasciata ed è tornato a casa a dormire. La mattina dopo la chiama al cellulare, ma lei non risponde, va a cercarla, suona al citofono, scavalca la recinzione, entra in casa e fa la macabra scoperta. Lascia la villetta in tutta fretta, senza avvicinarsi al cadavere e corre dai carabinieri. Dove però si presenta senza una sola goccia di sangue su scarpe o abiti. Particolare molto curioso, considerando che ha raccontato di aver cercato la fidanzata freneticamente nelle varie stanze. Seconda contraddizione. Quando gli viene chiesto come ha trovato la ragazza, lui descrive un volto pulito, immacolato, mentre i militari la troveranno con le guance coperte di sangue. In questa vicenda, però, entra anche una fantomatica ragazza, quella che avrebbe appoggiato la sua bicicletta nera da donna alla ringhiera di casa Poggi. Bicicletta notata in orario compatibile con l’omicidio da una signora che era andata a portare da mangiare ai gatti del quartiere e da un altro testimone. Una circostanza che andrebbe a combaciare con la traccia lasciata da una scarpa da donna che sarebbe stata rilevata nella casa del delitto. Un dettaglio che gli investigatori ieri non hanno voluto però confermare o smentire. Ma che potrebbe invece combaciare con una delle possibili ipotesi del delitto: la gelosia di una ragazza invaghita di Alberto. Proprio per questo, insieme ad Alberto, ieri sera è stata sentita anche Stefania Cappa, 23 anni, nella speranza possa riportare confidenze fatte dalla vittima. Al vaglio infine un altro elemento misterioso: una chiamata partita dal cellulare di Alberto verso il telefono di casa di Chiara alle 13,27 quando lei era già morta. C’è stata una risposta muta di quattro secondi. Un giallo nel giallo.