Il killer del sindacalista ha le ore contate

È un giallo la presenza dell’ascia nell’appartamento

Antonello Lupis

da Reggio Calabria

Dovrebbe protrarsi ancora solo per due-tre giorni al massimo, come ha evidenziato il questore di Catanzaro Romolo Panico, il giallo che al momento avvolge l’efferato omicidio del responsabile regionale calabrese della Flai-Cgil, Michele Presta, 57 anni, originario di Altomonte (Cosenza), ucciso lunedì scorso a Catanzaro con un colpo d’ascia alla testa. Il corpo del sindacalista, con indosso solo una canottiera e gli slip, è stato trovato supino nella camera da letto con accanto una pozza di sangue.
Dalle indagini della Digos e della squadra mobile di Catanzaro è emerso che l’assassino potrebbe avere ormai le ore contate. Gli agenti della polizia scientifica avrebbero in mano una serie di reperti che dovrebbero rivelarsi determinanti per l’identificazione dell’omicida. Quello che ormai appare chiaro è che l’assassino e il sindacalista si conoscevano molto bene. Né sulla porta d’ingresso, né sulle finestre dell’appartamento, infatti, sono stati riscontrati segni di effrazione.
L’omicidio di Michele Presta, comunque, non è riconducibile - come riferito dagli investigatori - alla sua attività sindacale o politica ma alla sua vita privata. Sono, infatti, concentrate, in linea di massima, sul giro di amicizie della vittima le indagini della polizia. Si tenta in particolare di accertare l’identità delle persone che Presta frequentava abitualmente o occasionalmente in ambienti omosessuali. In questo senso, il dirigente della Cgil era sempre riuscito a mantenere, anche con gli stessi colleghi del sindacato, la massima riservatezza.
Attraverso la testimonianza degli altri sindacalisti che dividevano con Presta l’appartamento di Catanzaro, utilizzato come foresteria, la polizia sta tentando di accertare se l’uomo negli ultimi tempi avesse fatto nuove amicizie o se ci fosse qualche persona che frequentava stabilmente. In questo senso le indagini si presentano tutt’altro che facili, anche se ieri due persone, che farebbero parte del giro di amicizie frequentato ultimamente da Presta, sono state a lungo interrogate negli uffici della questura. Gli investigatori stanno inoltre cercando di dare una spiegazione alla presenza nell’appartamento dell’ascia utilizzata per uccidere il sindacalista. La presenza della scure non trova infatti una spiegazione e si rivela come un vero e proprio mistero. Nessuno dei colleghi che alloggiavano nell’appartamento di viale De Filippis sapeva della presenza dell’attrezzo, che Presta custodiva nella sua stanza. La polizia ipotizza che l’ascia possa essere stata donata al sindacalista da un operaio idraulico-forestale per il lavoro fatto da Presta come segretario regionale della Flai, il comparto della Cgil che si occupa della forestazione. A dicembre scorso Michele Presta fu uno dei capi della rivolta degli operai idraulico-forestali che in massa, per via della cancellazione, dalla Finanziaria 2005, delle risorse necessarie a finanziare il piano triennale 2005-2007 della forestazione, bloccarono a Villa San Giovanni l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, dividendo praticamente l’Italia in due.