Il killer della spia russa si nasconde in Italia

Litvinenko prima di morire: «Un funzionario del Cremlino mi ha pedinato fino all’ultimo»

Massimo M. Veronese

Igor ha 46 anni, un volto misterioso e un nome falso. Zoppica leggermente, ma è meglio non farsi ingannare dalle apparenze. È un drago nelle arti marziali. Dicono che sia uno Spetsnaz, operazioni speciali dell’esercito, parla perfettamente quattro lingue. È armato, in fuga e pericolosissimo. Bisogna tenere gli occhi aperti: perché si muove tra di noi, qui in Italia. Sarebbe lui l’assassino di Alexander Litvinenko, l’ex spia russa uccisa da una dose letale di polonio 210, altamente radioattivo. Un killer silenzioso Igor, il miglior uomo dell’unità speciale Dignità ed Onore, ex agenti del Kgb che «stanno combattendo una loro Guerra Fredda contro chi si oppone a Putin». Litvinenko ha consegnato a Scotland Yard un dossier di tre pagine, ci sarebbero i nomi di tutti gli obbiettivì che gli agenti segreti di Putin sparsi nel mondo sono stati incaricati di eliminare, morti che camminano. La fonte di Scotland Yard che avrebbe girato il documento al tabloid inglese News Of the World dice che si tratta di poche pagine assolutamente sconvolgenti. «È pura dinamite. Prove che è in corso una spietata e sanguinaria campagna per eliminare chiunque dia fastidio al regime russo».
Ma Igor non è l’unico nome che spunta dalle indagini sulla morte del colonnello. C’è anche quello che lo stesso Litvinenko, con un filo di voce, ha fatto prima di morire. Un certo Viktor. Viktor Kirov. «Mosca lo aveva incaricato di tenermi d’occhio, di monitorare tutti i miei movimenti: fa parte del giro delle spie. Sapevo di essere un caso aperto per loro». Kirov ha lavorato come funzionario alla rappresentanza diplomatica russa fino all’ottobre dell’anno scorso. Poi però è tornato a Londra. Litvinenko sa perché: «Tutto ha una sua logica. Il parlamento russo ha appena approvato un progetto di legge che consente al governo di perseguire gli estremisti in ogni parte del mondo. Subito dopo ne hanno votato un altro in cui si definiscono estremisti tutti quelli che sono critici verso il governo. Quindi...». Sapeva cosa doveva aspettarsi: «Esiste un’unità speciale dei servizi segreti russi per l’avvelenamento: li stanno usando in Cecenia». E a Londra. Secondo il Sun Litvinenko sarebbe stato avvelenato durante l’incontro con Andrei Lugovoi e Dmitri Kovtun all’Hotel Millennium di Grovesnor Square. L’ex colonnello del Kgb sarebbe stato distratto da una falsa telefonata, il killer ne avrebbe approfittato per avvelenare il tè. Per il Sunday Telegraph invece il polonio 210 sarebbe stato spruzzato al sushi bar durante il faccia a faccia con Mario Scaramella, l’ex consulente della commissione Mitrokhin, l’uomo che gli aveva appena consegnato la lista degli obiettivi nel mirino dei servizi russi. Londra comunque invierà a Roma e a Mosca agenti della sezione antiterrorismo di Scotland Yard per interrogare tutti e tre, mente l’Mi-5 sta passando al setaccio la trentina di spie russe con copertura diplomatica a Londra. Qualcuno potrebbe essere sparito il giorno stesso dell’avvelenamento.
A Mosca non credono molto a questa storia. Dicono che Litvinenko, così come la giornalista Anna Politkovskaya, sia rimasto vittima di una feroce lotta segreta per il potere in Russia. «Odiamo Putin, è un uomo spregevole - dicono alcuni rifugiati russi -. Ma non è così stupido da ordinare una morte così plateale e lenta». Imputati: militari deviati che considerano Putin pericoloso per la Russia perché incapace di tenere sotto controllo il Caucaso. O fazioni dell’opposizione che si contendono il dopo Putin. Una sarebbe capeggiata da Igor Sechin, vice capo ombra dell’amministrazione Putin, ex Kgb, che guida un gruppo di elementi nazionalisti nelle forze militari e di sicurezza soprannominati Siloviki. L’altra ruoterebbe intorno a Dmitry Medvedev, vice primo ministro e vecchio alleato di Putin, ha dentro alcuni dei più potenti oligarchi del Paese. Di certo, spiegano a Mosca, con l’avvicinarsi delle elezioni ci saranno altri morti eccellenti. Il primo della lista: Mikhail Khodorkovsky, ex miliardario del petrolio, ora in carcere, finito in bancarotta su ordine, dicono, del Cremlino. L’ipotesi più folle è però quella dell’Independent. Essendo ufficialmente «un caso di morte senza spiegazioni», Litvinenko potrebbe essersi suicidato. Ma qui dal giallo si passerebbe direttamente alla fantascienza...