Kim Jong Il costretto a non fermarsi

La Corea del Nord non può fare a meno di condurre altri test nucleari se davvero vuole rendere credibile la sua posizione di potenza atomica. Da un punto di vista tecnico, ma anche politico-strategico, non deve quindi far passare molto tempo prima di procedere con nuove esplosioni.
Questo perché fino a quando gli scienziati non potranno disporre di una messe di dati completa non potranno “validare” il progetto della bomba e passare alla sua industrializzazione e produzione nella variante effettivamente impiegabile. Una sola esplosione non perfettamente condotta non basta e non si può attendere un paio d’anni prima di riprovare. D’altro canto sarebbe anche sorprendente se la Corea decidesse di far esplodere immediatamente una seconda bomba: se il primo test non si è svolto come previsto i tecnici avranno bisogno di un po’ di tempo per capire che cosa non ha funzionato e apportare le necessarie correzioni ai successivi ordigni.
Tuttavia, dato che non sempre Pyongyang procede in modo razionale, è anche possibile che si voglia testare subito un diverso tipo di bomba, sviluppato in parallelo al primo, o che la prima prova non sia riuscita per motivi molto semplici e già individuati. Non va dimenticato che ai tempi del progetto Manhattan gli Usa seguirono la strada dello sviluppo parallelo di due diversi tipi di bombe e accettarono diversi rischi di malfunzionamento pur di poter disporre in fretta di due bombe da impiegare sul Giappone. Ma il successivo sviluppo di armi nucleari più sofisticate ha sempre richiesto diversi test.
Sarebbe comunque ben strano se Pyongyang accettasse di fermarsi a mezza strada, senza ottenere in cambio sostanziali concessioni politiche. Certo un nuovo test nord-coreano avrà conseguenze significative, prime fra tutte quello di spingere diversi Paesi che hanno rinunciato a sviluppare e a possedere armi nucleari, pur avendone la capacità, a dotarsi a loro volta di un deterrente: dalla Corea del Sud al Giappone, ma non solo. Un tale sviluppo porterebbe al collasso completo degli accordi di non proliferazione nucleare, con conseguente corsa generalizzata alla bomba e ai relativi vettori. Nel contempo aumenteranno gli investimenti nel campo della difesa antimissile, negli Usa, in Asia e forse anche in Europa, perché per mettere in campo un sistema con una efficacia sia pur minima occorreranno anni e investimenti di decine di miliardi di dollari. Un “effetto” notevole per una esplosione a bassa potenza parzialmente fallita!