Kim Jong-il, panciuto dittatore di un Paese che muore di fame

Due milioni di persone sono morte per fame nella Corea del Nord, ma il suo dittatore, Kim Jong-il, ha sempre avuto la pancetta e le guance pasciute. Almeno fino all’ictus o l’infarto che lo deve aver colpito lo scorso agosto. Quando è riapparso davanti al Parlamento del partito unico, in aprile, è apparso debole, emaciato e scavato dalla malattia. Lo hanno eletto lo stesso per altri cinque anni ad acclamazione. Si spellavano le mani i deputati. Chi non lo fa rischia di finire nei lager o nei campi di rieducazione del regime che ospitano 200mila disgraziati. Secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, il popolo nordcoreano «è il più brutalizzato del mondo». Il «caro leader», come deve essere chiamato il dittatore dalla sua gente, fa spallucce e preferisce la pericolosa partita nucleare.
Il test atomico di ieri è l’ennesima mossa provocatoria del regime, che da tempo ricatta la comunità internazionale con lo spauracchio della Bomba. In cambio ha ottenuto cibo durante la carestia iniziata negli anni Novanta. Tonnellate di combustibile con la luce verde degli Stati Uniti per dismettere un vecchio impianto nucleare. E la benevolenza della Cina, che questa volta non sapeva nulla dell’esperimento ed è infuriata con i nordcoreani.
L’asso nucleare è stato calato nel momento più delicato per Kim Jong-il. Malato e debole sta pilotando la successione. Forse vuole dimostrare al mondo che comanda ancora lui, ma ieri il Wall street journal rivelava che dallo scorso mese è iniziato il cambio della guardia. Suo cognato, Jang Seong Taek, è stato nominato nella Commissione nazionale della difesa, il centro nevralgico del potere a Pyongyang. Seong Taek potrebbe ricoprire il ruolo di «reggente» a causa delle condizioni fisiche del dittatore. Il suo compito sarebbe quello di preparare la strada per la successione dinastica. Kim Jong-il ha già scelto il suo giovane terzogenito per assumere il potere. Ventisei anni, ha studiato in una scuola internazionale a Berna e si dice che ami le pop star occidentali. Si chiama Kim Jong Un, ma è stato ribattezzato il successore «senza volto» perché di lui esistono solo fotografie da piccolo accanto al padre.
I quadri militari e del partito potrebbero puntare i piedi, ma per ora, terrorizzati dalla purghe, si accontentano dei privilegi. Come la mercanzia giunta dall’estero a disposizione solo per loro. Oppure le aree residenziali protette con ville e piscine, dove arriva la corrente elettrica, mentre intere città rimangono al buio. Lo stesso Kim Jong-il ha sempre amato la vita comoda. Ex playboy, possiede una collezione di 20mila film di Hollywood. Importa costose rifiniture occidentali per le sue residenze, vini e liquori pregiati. Ogni tanto fa rapire qualche attricetta giapponese o sudcoreana per divertirsi. Ai Paesi come la Siria, l’Iran ed il Pakistan vende le conoscenze dei suoi tecnici nel campo missilistico, per le basi sotterranee e nel campo nucleare. Un rapporto del Congresso americano ha denunciato che il regime di Pyongyang crea fondi neri in valuta pregiata per sostenere il regime stalinista e la corsa al nucleare. Per farlo ordina ai suoi diplomatici ed agenti segreti di trafficare droga, banconote false, contrabbandare sigarette ed avorio.
Dagli anni Settanta sono una cinquantina i diplomatici nordcoreani pizzicati per narcotraffico in 20 Paesi diversi. Le sanzioni, poi allentate quando la Corea del Nord sembrava aver abbandonato la corsa al nucleare, avevano congelato anche i conti personali di Kim Jong-il.
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