Kim Rossi Stuart: «Ho spiato Amelio per fare il regista»

Da venerdì nelle sale «Anche libero va bene», il film in cui l’attore de «Le chiavi di casa» debutta dietro la cinepresa. Nel cast Barbora Bobulova e il bambino Alessandro Morace

Pedro Armocida

da Roma

La prima buona notizia è che Kim Rossi Stuart si è completamente rimesso, liberandosi anche dalle stampelle, dopo il brutto incidente motociclistico avvenuto lo scorso ottobre. La seconda riguarda Anche libero va bene, il suo primo film da regista, che è stato scelto dal Festival di Cannes per la prestigiosa Quinzaine des Rèalisateurs. Da venerdì nelle sale in 70 copie, l'opera di debutto dell'attore romano, prodotta da Raicinema e Palomar, racconta una storia semplice, profonda e toccante. Momenti di vita familiare piccolo-borghese tra un padre (lo stesso Kim) con problemi economici, un figlio undicenne (lo straordinario neoattore Alessandro Morace) con sogni da centrocampista («ma anche libero va bene») e un presente di allenamenti a nuoto perché così vuole il papà, e una figlia preadolescente (Marta Nobili). Sullo sfondo la figura ambigua della madre (un'intensa Barbora Bobulova) che, come dice il figlio, «è una che viene e che va». Nel senso che la donna ha più volte lasciato la famiglia scomparendo nel nulla, forse dietro ad altri uomini o forse solo persa nei suoi fragili deliri.
Il film inizia, in un crescendo drammatico quasi insopportabile per la sua forza brutale, con lei che torna, implora di essere riaccettata e giura di non lasciare più la famiglia. Spiega Kim Rossi Stuart: «La genesi della storia ha visto dapprima la messa a fuoco del protagonista principale, il bambino undicenne e la sua infanzia non particolarmente agiata e spensierata. Accanto a lui due genitori complessi, contraddittori, ma tratteggiati senza cadere negli stereotipi con i buoni e i cattivi. La madre è il fulcro di tutta la storia. Non la definirei una casalinga annoiata, ma una persona complicata con nevrosi e problemi profondi. Quando raggiunge il suo baratro emotivo, scappa». Personaggio difficile, quello di Barbora Bobulova, che in questi giorni è al Festival italiano di Tokyo ad accompagnare Cuore sacro, ma molto ben espresso dalle sue sempre sorprendenti corde recitative. Tanto che Kim ha per lei solo frasi d'affetto: «Barbora ha un grande talento. Le sue scene sono tutte molto forti, ma credo che abbia apportato al personaggio alcune intuizioni giuste, come un pertinente tocco di leggerezza. In più, ho voluto mantenere nella sua voce l'inflessione straniera chiedendole, diversamente dal passato, di non lavorare sul set con un dialog coach».
Il trentaseienne Kim Rossi Stuart, dopo le tante esperienze d'attore tra cinema, teatro e tv, ha sentito il bisogno di raccontare una storia dietro la macchina da presa, tornando così un po' alla sua vecchia passione, quella della scrittura, che lo ha visto appena ventenne presentarsi dal suo attuale agente, Gianni Antonangeli, con un copione sottobraccio. «Come regista sono un bambino alle prime armi e, volendo fare le cose in un certo ordine, ho pensato di tornare a guardare la realtà con gli occhi dell'infanzia, evidenziando che noi adulti a volte rischiamo di commettere errori più grandi e profondi di quelli dei più piccoli», dice Rossi Stuart, che difende la scelta della bestemmia pronunciata dal suo personaggio: «Non è provocatoria, è perfettamente cristiana. Di un uomo sull'orlo del baratro che ha perso il controllo e la fiducia, sinonimo di fede. Il suo è un grido di dolore, funzionale però al riavvicinamento col figlio». Nuovamente padre dopo Le chiavi di casa di Gianni Amelio, Kim racconta le differenze con quell'esperienza: «Ho avuto l'occasione di spiare come lui lavorava con i bambini, anche se lì quasi non c'era una sceneggiatura, mentre qui tutto era scritto e qualche volta bisognava smantellare la corazza d'attore che il piccolo Alessandro andava costruendosi, tanto che sul set la troupe l'aveva soprannominato Robert De Niro».