Kimi fa rima con Schumi E la Ferrari sogna già

Come Fangio, Raikkonen vince al debutto sulla Rossa. Alonso secondo e terzo Hamilton nel podio più giovane della F1. <a href="/a.pic1?ID=164906" target="_blank"><strong>L'inglese, terzo al debutto, stupisce tutti</strong></a>. Massa sesto. Montezemolo: &quot;Successo netto&quot;

Melbourne - «Questa gente mi sta rendendo la vita bella e facile». Kimi Raikkonen si scalda, è solo un attimo, ma lo fa come si deve. Sono passati pochi minuti dal trionfo nel primo gran premio dell’anno, nel primo al volante di una nuova monoposto, nel primo con la Ferrari. Solo un altro pilota, nella lunga storia rampante, è riuscito nell’impresa di centrare pole, miglior giro e vittoria al debutto in sella al Cavallino, era il ‘56: si chiamava Juan Manuel Fangio. Il fenomeno argentino, però, mai avrebbe detto «questa gente mi rende la vita bella»; Fangio non amava né Maranello né la Ferrari, tanto meno la sua gente.

Kimi, rigorosamente a suo modo, è invece stregato da meccanici, ingegneri, tecnici, assistenti, camerieri, fattorini. «Perché lo lasciano in pace - dicono i suoi amici - e perché nel team Ferrari è libero di essere se stesso, perché ha finalmente trovato il calore che la McLaren gli negava». E sarà per Fangio, sarà perché la radio era ko («ha smesso di funzionare al via»), Kimi ha corso come si faceva una volta: solo con se stesso. E non ce n’è stato per nessuno. A parte un piccolo errore a Gp ormai saldamente in pugno, curva tre, largo a pizzicare erba e polvere.

Che pianga, che parli, che legga, che guidi, che perda, che vinca l’espressione e il tono di Raikkonen sono sempre gli stessi. Come quando, sulle scale per il podio, a Jean Todt squilla il telefonino - «era Michael Schumacher», rivelerà più tardi il manager francese - glielo passa, le telecamere immortalano la scena, si vede Kimi impugnare distrattamente il telefono, storcere il naso, non riesce a capire bene, un attimo e ripassa il telefono al suo capo. Sarà anche stato un problema audio, però sa tanto di Schumi, il più grande di sempre, sbolognato di frettissima. Come cambiano i tempi.
Della gara, in fondo, c’è poco da raccontare. Due cose su tutte, la prima: Melbourne conferma che, ora, il mondo a trecento all’ora appartiene alla nuova generazione (Kimi, Alonso ed Hamilton, 75 anni in tre, rappresentano il podio più giovane nella storia della F1). La seconda: la Ferrari, in gara, diventa di un altro pianeta. Raikkonen è partito dalla pole, ha dominato, ha rifilato spesso, e con voluttà, un secondo al giro a tutti; non ha mai temuto gli Alonso, gli Hamilton, gli Heidfeld e i Fisichella, giusto per citare i quattro subito dietro lui al traguardo.

C’è pure un sesto arrivato, e quello sì che faceva paura: è Felipe Massa, il compagno tradito, di sabato, dal cambio, e domenica mattina costretto a cambiare motore. È partito ultimo, però che grande gara. Poi i pasticci di Kovalainen, Fisichella a corrente alternata, le pazzie di Coulthard. Infine il trionfo: alla Raikkonen, però. Nessuna sbandata filo muretto per salutare la truppa rosso vestita ammucchiata a bordo pista: solo i pugni chiusi al vento prima di rientrare al box. Il presidente Montezemolo dirà: «Vittoria netta. Ringrazio Schumi, ma abbiamo dimostrato che i grandi campioni passano, mentre la Ferrari resta... Raikkonen è stato perfetto, non era facile per lui. Si è permesso una piccola divagazione nel finale proprio come faceva Schumi. E poi Massa, che rimonta... Abbiamo una coppia dal grande potenziale, sono convinto che Todt farà un gran lavoro»; e proprio lui, monsieur Todt: «Possiamo fare un grande campionato... il presidente ha telefonato e saltava di gioia come se fosse la prima vittoria in dieci anni... Il capitolo nuovo della Ferrari non poteva aprirsi meglio, o forse sì: con una doppietta». Guai, infatti, a dimenticare Felipe Massa: «Ci sono anch’io. Senza quei problemi avrei lottato per il successo. E con me sul podio vi sareste emozionati. Quando vinco, io esplodo di gioia». Sottinteso: mica come Kimi...