«Con il King Lear scalo una nuova montagna»

«Di piccole/grandi montagne teatrali nella mia carriera ne ho scalate tante. Ora ne aggiungo una e mi sento particolarmente felice, soprattutto perché ho l’opportunità di lavorare con una compagnia di giovani». La «cima» cui allude Ugo Pagliai si chiama «King Lear» ed è una delle tragedie più complesse, liriche, dolorose e impietose di Shakespeare: «si tratta di uno di quei capolavori che ogni attore spera di affrontare prima o poi (meglio poi ovviamente)». Complici l’amicizia con Gigi Proietti (che produce l’operazione) e la stima per il regista Daniele Salvo, questa sera il noto attore debutta al «Silvano Toti Globe Theatre» di Villa Borghese nei panni dell’anziano re/padre incapace di leggere nel profondo dell’animo delle sue tre figlie (affidate a Melania Giglio, Loredana Piedimonte e Federica Bern). «Il tema della cecità - spiega - è centrale in questo dramma; qui si parla di inadeguatezza nel capire gli altri, di sentimenti feriti, di incomprensioni generazionali. Ma si parla soprattutto di lotta per il potere, sia attraverso la drammatica vicenda di Lear sia attraverso quella, parallela, di Gloucester e dei suoi due figli». La trama dell’opera prende avvio, come è noto, dalla tripartizione del regno che Lear decide di compiere a vantaggio delle figlie. O meglio, prende avvio dall’affronto che Cordelia, l’ultimogenita, gli fa rifiutando di adularlo e di circuirlo con ipocrite dichiarazioni d’affetto. «Anche se questo vecchio - prosegue Pagliai - sente l’odore della morte e sa che gli resta poco tempo da vivere, mantiene un carattere energico e orgoglioso. Motivo per cui non capisce la sincerità di Cordelia, non accetta il suo discorso asciutto ed equilibrato e si avvia così verso quel lacerante viaggio nel dolore, nell’ingratitudine, che lo porterà alla follia». A suo agio tra gli intarsi video, le musiche, lo stile scarno della regia di Salvo («un giovane di grande talento con cui ho già lavorato in passato e che, formatosi alla scuola di Luca Ronconi, apprezzo soprattutto perché pensa sempre con la sua testa»), Pagliai insiste sul senso complessivo di questa operazione: «avere a che fare con le nuove generazioni (nel cast anche Giacinto Palmarini e Gianluigi Fogacci) è un modo per rendersi conto di chi sorreggerà il teatro di domani. Debbo riconoscere che i talenti in Italia non mancano e anzi credo che, proprio come ho fatto io, ci sarà sempre qualcuno disposto a spendere tutta la propria vita per la scena».
Repliche fino al 3 agosto.