Kingsley: «Faccio il cattivo per scordare Gandhi»

L’attore britannico è un poliziotto corrotto nel giallo «Transiberian» di Brad Anderson

da Berlino

Finalmente è tornato il cinema con le maiuscole alla Berlinale, nella rassegna Panorama, con Transiberian di Brad Anderson, coproduzione ispano-tedesco-lituan-inglese dove il cattivo è interpretato da sir Ben Kingsley. Che tra l'altro oggi figurerà anche nel concorso, con Elegy. Dagli anni Ottanta - per esempio con i celebri film tratti dai romanzi di spionaggio di John Le Carré - non era apparsa sugli schermi un'avventura tanto coinvolgente, piena di risvolti psicologici e distante dalle piatte e ormai stanche sceneggiature hollywoodiane. Lo scenario è quello della Russia, non più sovietica infestata di spie dell'ex Kgb, dilaniata da trafficanti, sicari e poliziotti corrotti. Una coppia di americani (Emily Mortimer e Woody Harrelson) torna da Pechino a Mosca con la Transiberiana. Naif e desiderosi di conoscere persone da ricordare, s'imbattono in una coppietta, lui spagnolo (Eduardo Noriega), lei inglese (Kate Mara), che progetta subito di infilare nel loro bagaglio una grande quantità di droga nascosta in innocue matrioske-souvenir. Anche il disonesto capo della narcotici (Ben Kingsley) si trova invischiato, coadiuvato da un complice (Thomas Kretschmann) come cellule al servizio dei trafficanti decisi a recuperare il bottino.
Alla conferenza stampa ieri nell'Hotel Hyatt, Ben Kingsley ha dichiarato di aver esaudito un sogno: «Fare il cattivo mi ha ripulito dall'aura di santità rimastami con Gandhi». Ma lo ha compiaciuto anche la babele di colleghi che completa i ruoli. Per lui le coproduzioni internazionali sono un ponte per conoscere meglio le culture del cinema: «Non è stato facile parlare in russo, ma mi divertiva sapere che frattanto sul set anche Kretschmann si sforzava col suo accento tedesco. Una lingua così bella, che purtroppo nel cinema sembra destinata a essere solo dei cattivi». E con occhi grandi e luminosi Kingsley ribatte ironico ai giornalisti che in chiunque c'è un buono e il suo opposto. Anzi, per lui, il pregio del cinema europeo è nei ruoli sfaccettati e ambivalenti, molto più che in quello americano: «Lo conferma il mio personaggio in Transiberian, al quale il figlio è morto perché lo stipendio da poliziotto non bastava per le cure. Lui per rabbia contro la vita è passato al lato oscuro della forza». Ci ripensa e sorride: «Ma non proseguo oltre, perché non presento qui un altro capitolo di Guerre stellari».