Kipling&gli altri Nei libri gli animali parlano sempre

ORIGINE Nel 1932 un cacciatore fu spedito in Africa per conto della Metro Goldwyn Mayer

«Me, Cheeta» – le false memorie del piccolo scimpanzé che accompagnava Tarzan – sono scritte in prima persona. Uno stratagemma che, in letteratura, permette allo scrittore di trincerarsi dietro una meravigliosa irresponsabilità: ossia di dire tutto, di giudicare senza remore, senza rischio di censure o di grane legali.
Da questo punto di vista gli animali parlanti non sono un’eccezione: hanno inizio dal famoso asino biblico di Balaam, e risalgono su su fino al cane Braganza di Cervantes. Dai racconti di Esopo al teatro medioevale. Dove la morale viene espressa magari da cavalli, lupi, corvi o somari.
In tempi più vicini a noi, pensiamo che siano noti a lettori adolescenti e adulti «I libri della giungla», capolavoro di Rudyard Kipling, dove virtù e difetti, saggezza e stupidità umana sono posti nelle fauci di una pantera nera, Bagheera, dell’orso Baloo, del lupo Akela, di Tabaqui, sciacallo pettegolissimo che va a riferire per tutta la giungla malefatte e disastri di molti componenti di quella società di bestie selvagge, senza dimenticare il carattere bonario del serpente Kaa.
Un caso invece tutto particolare, alla fine del XIX secolo, è un testo teatrale dell’autore di un celebrato e tuttora applaudito Cyrano de Bergerac: Edmond Rostand. Con «Chantecler» assistiamo all’innamoramento di un gallo, nonostante le varie galline che lo attorniano, per una assai bella fagiana rifugiatasi nel pollaio perché ferita da un cacciatore. Un successo allora folgorante, le repliche non si contavano, e questo per la disperazione della celebre attrice Madame Simone – grande amica di Péguy e amata da Alain Fournier – la quale si sentiva soffocare tra le piume variegate del costosissimo costume della Bella Fagiana.
Infine, serve forse ricordare gli animali di Alphonse Daudet in «Lettere dal mio mulino»? Di Jules Renard nelle sue storie di animali domestici in cui si ricordano le mucche che finalmente respirano sotto la pioggia estiva, credendo le gocce delle “mosche buone”?