Kirill Smirnov

Si chiamava Konstantin Smirnov ed era nato nella città di Kronštadt. Suo padre era un sagrestano. Konstantin intraprese la carriera ecclesiastica e studiò nell’accademia teologica di San Pietroburgo. Nel 1887, appena finiti gli studi, venne ordinato sacerdote. Fu mandato a fare il parroco nella sua città natale. Nello stesso tempo insegnava religione al ginnasio. Secondo il sistema russo i pope potevano sposarsi, ed egli prese moglie, da cui ebbe una figlia. Ma morirono entrambe, una dopo l’altra. A quel punto Konstantin decise di prendere i voti monastici (che gli interdicevano il matrimonio ma gli aprivano la strada al vescovato) col nome religioso di Kirill. Era il 1902. Due anni dopo venne consacrato vescovo di Gdov, carica che comportava anche il vicariato della diocesi di San Pietroburgo. Nel 1909 fu spostato alla diocesi di Tambov, col titolo, dal 1913, di arcivescovo. Nel 1918 fu fatto metropolita di Tiflis ma in Georgia non arrivò mai perché i bolscevichi lo arrestarono. Nel 1920 divenne vescovo di Kazan’ e fu arrestato di nuovo. Nel 1922 fu spedito al confino obbligatorio. Da quel momento fu tutto un susseguirsi di arresti e deportazioni in Siberia. Nel 1929 contestò l’appaisement del metropolita Sergij col regime sovietico e fu da questi destituito. Ancora arrestato nel 1930, nel 1933, liberato, si stabilì a Gžatsk, dove fu però per l’ennesima volta arrestato e deportato in Kazachstan. Nel 1937 fu riconosciuto capo della “chiesa delle catacombe” e condannato a morte. Fu fucilato a Lisij Ovrag, uno dei posti dove Stalin faceva eseguire esecuzioni di massa.