Kitano fa fiasco: «Ho tentato un’opera cubista»

da Venezia

Nato nel 1947, nel 1997 Takeshi Kitano vinceva il Leone d’oro con Hana-bi. Nel 2007 è alla Mostra con Glory to the Filmaker. Non vincerà nulla, però, perché il film è un «evento speciale», eufemismo dei festival per film sbagliati di autore giusto, ammessi solo fuori concorso.
Non è il primo fiasco di Kitano. Glieli si perdona volentieri, perché sbaglia per innovarsi; altri fanno e rifanno lo stesso film, con titoli diversi, per tutta la carriera... Toccherebbe però ai festival difendere gli autori in crisi da loro stessi. Come? Rifiutandone le opere: uscendo solo nei cinema, esse non ne intaccherebbero il prestigio. Da un festival si può invece uscire con le ossa rotte. Quando il genio di Kitano splendeva, s’appannava quello di Alberto Sordi e i fischi del Lido accompagnarono i suoi ultimi anni.
«Ho tentato di fare un film cubista e poi Takeshi's, il mio film precedente, era andato male», mi dice Kitano per spiegare indirettamente il caos di scenette stracche di Glory con l’esigenza di spender poco. Ma nessun richiamo a Tristan Tzara salvo quando l’ispirazione langue. E il ritorno alle origini, al manzai (cabaret nipponico), peggiora le cose, se questo nuovo manzai è tanto, tanto stanco.