Kitano risorge con la saggezza del pittore naïf Un bel racconto, peccato sia troppo lungo

Mezz’ora di meno e Achille e la tartaruga di (e con) Takeshi Kitano, sarebbe il primo buon film in concorso della Mostra. Sebbene tirato in lungo, è opera dignitosa, una netta ripresa dopo il modesto Takeshi's e il modestissimo Kantoku Banzai!, che facevano pensare al declino precoce - è del 1947 - di uno dei rari innovatori del cinema nell’ultimo ventennio. Kitano racconta regolarmente parti di sé, del suo temperamento e della sua biografia.
A differenza di Moretti, che fa lo stesso ma è una personalità squadrata, Kitano è una personalità prismatica. Ciò gli consente di mostrar sempre nuove facce: ora tocca a quella del pittore naïf, che - stando al personaggio del film - nessuno prende sul serio. C’è umorismo, ma anche amarezza nella vicenda: è un Kitano alla maniera di Ozu.
Il titolo del film allude alla considerazione paradossale che nemmeno il piè veloce Achille può superare la lenta tartaruga partita prima di lui. L’unica liberazione è nello smettere di correre (dipingere). O di girare film. Avessero altri questa modestia...