Klinsmann, la pantegana dell’area che poteva diventare Capello

È arrivato Jurgen Klinsmann. Il Bayern Monaco ha un nuovo allenatore, era da almeno un anno che lo svizzero Ottmar Hitzfeld andava in giro per le strade di Monaco a raccontare di sentirsi avvilito, esaurito e depresso. Nessuno gli credeva e così lui ha messo nero su bianco: a giugno lascio, club avvisato mezzo salvato. A quel punto è iniziata la ricerca per trovare chi si sarebbe preso la bega di ripresentare il Bayern in Champions dopo una stagione nel gregge dell’Uefa. Non c’erano grandi discriminanti da superare per guadagnarsi l’incarico ma la prima era veramente molto selettiva e Jurgen sapeva di avere la qualità principale per diventare il nuovo allenatore della squadra più titolata di tutta la Bundesliga: la conoscenza del tedesco.
Forte di questa supremazia si è perfino concesso il lusso di rimbalzare gli emissari della Fa, che poi hanno dirottato su Fabio Capello. A confessarlo è stato proprio lui al Grand hotel Arabella Sheraton di Monaco davanti a un’onda mediatica di 120 anime alle quattro di ieri pomeriggio: «Gli inglesi mi hanno contattato e mi hanno fatto anche un’offerta. Ma io sono lusingato di essere stato chiamato dal Bayern e lo ritengo un grande onore. So benissimo che questa panchina rappresenta l’enorme opportunità di poter lavorare a grandi livelli». Ha firmato un biennale, si mormora a 4 milioni a stagione, non male per uno che non allena dall’ultimo mondiale, ha preso casa a Los Angeles, si è sposato un’americana che scarrozza assieme ai tre figli, ha rifiutato la panchina degli Usa e si è messo a studiare lo spagnolo, così per sfizio.
Il vecchio Jay Goppingem, la falsa identità sotto la quale si nascondeva quando giocava negli Usa con i dilettanti dell’Orange County Blue Star, è stato accolto come un messia da tutti i veterani, da Kaiser Beckenbauer, a Hoeness, a Rummenigge, e poi dal suo predecessore Hitzfeld e dal ct tedesco Joachim Loew, e perfino la cancelliera Angela Merkel ha confessato di sentirsi felice al pensiero che Jurgen torni a lavorare in Germania. Stupita la sua mamma: «Cribbio - testuale -, non ne sapevo niente!». Molto colpito il monumento vivente del Bayern Oliver Kahn: «Klinsmann? Chissene... tanto io mi ritiro».