Klinsmann, il tedesco licenziato all’italiana

La California, di nuovo. Jurgen Klinsmann se ne va dove il pallone non c’è e se c’è non è una cosa seria: non è più l’allenatore del Bayern Monaco. È una Pantegana esonerata. Licenziato all’italiana, a tre punti dalla prima in classifica, ma dopo una sconfitta intollerabile con lo Schalke 04. All’italiana, poi, perché, come per la serie A, un allenatore il giorno prima dice di essere tranquillo e il giorno dopo viene silurato.
Ecco, lui domenica aveva detto così: «Non credo di dovermi preoccupare». Perché ci sarà stato qualcuno che gli avrà detto così, ovviamente. Un Bruto qualsiasi, un congiurato, un cospiratore. L’hanno accoltellato alle spalle. Qualcuno forse lo sapeva prima di lui e forse aveva anche cercato di avvertirlo, è Franz Beckenbauer che domenica sera aveva detto così: «Le cose per Jurgen si faranno difficili».
Più che difficili sono state pessime. Klinsmann paga perché è stato eliminato dalla Champions League contro il Barcellona, per aver perso 4 a 0 al Camp Nou, per essere stato umiliato in campionato dal Wolfsburg che l’ha massacrato qualche domenica fa (5-1). L’era Jurgen è finita senza neanche cominciare davvero, perché la Germania non ha faticato a prendere i difetti degli altri Paesi, perché non si concede una chance in più. È come con gli show della tv: se non fai ascolto alla prima puntata, il programma chiude. È come con i dischi: se non vendi al primo singolo, non ne fai altri. Klinsmann è stato giudicato vecchio a 45 anni. Meglio evitare problemi, hanno pensato. Funziona così: conviene più evitare di fallire che sperare di cambiare il mondo. Perché Jurgen aveva annunciato cambiamenti e rivoluzioni, voleva svecchiare il Bayern e renderlo moderno, desiderava puntare sui giovani. Rifondare, dicono quelli bravi. Invece no.
L’ha detto anche Karl Heinz Rummenigge: «Temevamo che la squadra non raggiungesse il suo obiettivo minimo, la qualificazione alla Champions League. È necessario rimuovere la barriera psicologica che da un po’ di tempo sembra frenare la squadra».
La barriera psicologica evidentemente è un nuovo sinonimo per definire l’allenatore: mister, tecnico, barriera psicologica. Buono a sapersi, per Klinsmann e per tutti gli altri. Anzi, per tutti gli altri più che per lui. Perché Jurgen ha già prenotato un volo per Los Angeles, dove non lo conosce nessuno e dove ha già dimostrato di saper stare. Era il 2003, aveva 39 anni, si iscrisse all’università per fare lo studente atleta. Nome: Jay Goppingen. Uno pseudonimo per la libertà. Quella di vivere senza pressioni, senza un nome ingombrante per il mondo dello sport. E quella di giocare a calcio come uno qualsiasi.