Klose ritrova la vetta Lotito e Reja non hanno le vertigini

RomaLa principessa sta diventando regina. Regina di un torneo condizionato dal maltempo che invece risparmia l’Olimpico almeno fino a quando l’arbitro non fischia la fine di Lazio-Parma.
Ed è proprio nella coda di un match non certo da accademia del calcio che arriva la svolta favorevole ai biancocelesti. Da accademia, quella sì, è la giocata di Miroslav Klose, l’unica perla - ma preziosa - di una partita con tante ombre. Impressionante la progressione del tedesco, del quale sia Reja che il ct Low non possono davvero fare a meno, che fa fuori tre avversari e manda in gol Sculli. La rete dell’attaccante («vorrei farne altre così») è finalmente sinonimo di vittoria dopo i tre guizzi precedenti del calabrese tra campionato e coppa e fa il paio con quella di Brocchi di quattro giorni prima allo Zurigo. Tornando a rendere più amico il campo di casa dove ieri si è ricordato Gabriele Sandri, il tifoso morto 4 anni fa nell’autogrill di Badia al Pino: il papà e il fratello hanno ricevuto dai due presidenti Lotito e Ghirardi la maglia con il logo della fondazione che porta il nome di «Gabbo».
E ora che anche l’Olimpico regala sorrisi (l’unico finora in campionato era stato nel derby con la Roma), l’alta quota è di nuovo realtà come allo stesso punto della passata stagione. «Io vado spesso in montagna, non soffro di vertigini, anche se la squadra in questa pausa la manderò al mare a respirare un po’ di iodio...», la battuta del presidente Lotito. «Possiamo rimanere lì, è un gruppo compatto», la convinzione dell’eroe di giornata.
«È molto bello stare così in alto, siamo andati al di là delle più rosee aspettative», dice invece il tecnico Edy Reja, che l’anno scorso, di questi tempi, parlava più umilmente di un conto alla rovescia verso la quota salvezza. Ora nonostante l’impegno europeo del giovedì («che ci toglie un po’ di brillantezza la domenica visto che c’è poco per recuperare», l’opinione di Reja) la Lazio non può più nascondersi. Ha rafforzato un organico già molto competitivo che sfiorò la qualificazione Champions, l’obiettivo non può che essere quello di alzare l’asticella. «Un po’ di vertigine c’è, ma il gruppo è solido e conosce i propri difetti», rassicura l’allenatore biancoceleste.
Vincere partite difficili come quelle con il Parma - bravo a opporre una diga efficacissima a centrocampo che ha sfiancato per un’ora i bianconcelesti incapaci di venire a capo del match e a premere alla ricerca del colpaccio - è un segnale preciso lanciato al campionato. Quando poi la Lazio ritroverà Cisse, senza gol dalla prima partita con il Milan di settembre («È un po’ condizionato e a volte si sente insicuro con la palla fra i piedi, ma deve mantenere serenità», il consiglio di Reja), i biancocelesti avranno un’altra pallottola in più nel carniere.
Intanto brilla luminosa la stella di Klose e l’entusiasmo, con il primo posto in classifica e un cammino europeo rimesso in sesto, è alle stelle. Sarebbe quasi da dire: mai pausa fu meno propizia. Ma visto che si devono ricaricare le batterie, meglio godersi per due settimane il primato.