Kluge: «Il mio omaggio a Lang e Godard»

L’anziano cineasta tedesco, pluripremiato alla Mostra, nata come lui nel 1932, ha girato un film apposta per il Lido: «È un mosaico, 480 minuti in tutto»

Altro che Germania anno zero. Un premio Oscar allo splendido La vita degli altri (del debuttante Florian Henckel); il successo di Quattro minuti, curiosa pellicola deutsch e un omaggio in grande stile della Mostra di Venezia, dove Alexander Kluge, padre del Giovane Cinema Tedesco da due Leoni d’oro e un Leone d’argento, ripercorrerà la storia del cinema, segnano la nuova primavera tedesca. È per tale ritrovata potenza che il direttore della Mostra, Marco Müller, ha chiesto qualcosa di speciale ad Alexander Kluge, uno dei cineasti più premiati nella storia di Venezia (Leone d’argento, nel ’66, con La ragazza senza storia e al Leone d’oro, nel ’68, per Artisti sotto la tenda del circo: perplessi, lo scrittore e regista nell’82 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera).
Qualcosa di smagliante e di affettuosamente simbolico, come festeggiare i suoi settantacinque anni insieme alla Mostra del Giubileo, data anniversaria del più antico festival del mondo, nato al Lido di Venezia il 6 agosto 1932, lo stesso anno in cui è nato Kluge. «Sono onorato dall’essere il nume tutelare del Lido», dice dal suo studio di Monaco l’ideatore del Manifesto di Oberhausen, mentre, tra un programma televisivo culturale per Sat 1 e la stesura di un saggio, collega i materiali e i documenti. Alexander Kluge, amante di ellittiche allegorie sul contemporaneo (La forza dei sentimenti, 1983; L’attacco del presente contro il resto del tempo, 1986), scrittore le cui Geschichten vom Kino (Storie di cinema) verranno pubblicate pure in Italia, è l’artista più adatto a sfogliare l’abbagliante romanzo del cinema. E rivela al Giornale cosa porterà a Venezia.
Caro Kluge, in che consiste il suo omaggio al cinema, evento della Mostra veneziana?
«Nell’assemblaggio di materiali e documenti inediti. Ho ideato cinque programmi in un film-mosaico, per 480 minuti complessivi di proiezione notturna, che verranno proiettati in Sala Grande a partire da giovedì. Ormai il futuro del cinema è You Tube e, date le tecniche digitali, i miei mini-film vanno da uno a tre minuti. Parto con l’omaggio al cinema muto, Fritz Lang in testa. Poi monto varie sequenze dei miei primi film: il filo rosso è il mio secolo. E chiudo con gli spezzoni dei film presentati alla Mostra: da Leni Riefenstahl a Vicky Baum».
Che intende, dicendo che You Tube è il futuro del cinema?
«Il futuro del cinema è nel suo principio: all’inizio della sua storia, infatti, avevamo soltanto brevi immagini in movimento, dentro un non-luogo. Sono ottimista, al contrario di molti miei colleghi e il computer non è la mia bestia nera».
Con che criterio ha scelto le immagini dei suoi mini-film, genere di scena a Cannes?
«Non ho una lista! Cerco di evocare il sogno del cinema. Ho creato una sequenza con Jean-Luc Godard, che credendo di essere cieco, parla di sua madre, che conosceva soltanto film muti. S’intitola Amore cieco. Poi c’è Joris Yvens che descrive la pioggia ed Edgar Reitz che narra come ha vissuto l’11 settembre. Atmosfere in pillole».
Il suo programma è all’insegna dell’onirismo?
«No, ci saranno anche frammenti di miei documentari su Chernobyl e sull’uso politico delle armi. Mostrerò il marxismo all’opera, secondo il mio vecchio progetto di portare Marx sullo schermo, con una rilettura del Capitale in immagini».
È nota la sua passione per la lirica: a Venezia porterà un programma musicale?
«Sto finendo Venti volte Verdi, minifilm con svariate interpretazioni di opere verdiane. Ma ho in testa anche Meyerbeer e Monteverdi, in una retrospettiva musicale, vista dal cinema e con l’accompagnamento, in Sala Volpi, di un’orchestra dal vivo».
Come vede il cinema europeo, mentre incombono i giganti del mercato globale?
«La speranza viene dall’Europa centrale, se oggi dovessi firmare un proclama, scriverei un Manifesto per l’innovazione digitale».