Alla Knesset il Cavaliere "rivoluzionario"

nostro inviato a Gerusalemme

Quanto siano stretti e solidi i rapporti tra Italia e Israele non lo conferma tanto la tre giorni di Berlusconi a Gerusalemme che si aprirà oggi, quanto il fatto che il premier italiano possa permettersi di dire anche cose niente affatto scontate e per certi versi scomode proprio alla vigilia di un vertice così importante. Lo ha fatto ieri dalle colonne di Haaretz, quotidiano liberal che non parla solo ai cittadini israeliani ma a tutta la comunità ebraica internazionale. Alla quale il Cavaliere fa sapere di essere sulla stessa linea di Obama criticando apertamente l’espansione delle colonie ebraiche nei Territori palestinesi.

Una presa di posizione che - a conferma di relazioni diplomatiche mai così salde - non cambia di una virgola gli equilibri tra Roma e Gerusalemme se il premier Netanyahu ieri ha aperto il Consiglio dei ministri dicendo che «Israele non ha un amico più grande di lui nella comunità internazionale». «Ammiro molto Berlusconi - spiega - e la sua visita rientra nel contesto della israeliana di rafforzamento qualitativo delle relazioni con governi di importanza centrale in Europa». Non a caso, mercoledì il Cavaliere sarà il primo presidente del Consiglio italiano a parlare davanti alla Knesset (il Parlamento di Gerusalemme). Un onore concesso finora a ben pochi leader stranieri - Bush, Sarkozy e Merkel - e che Berlusconi fa sapere di attendere come «il più importante ed emozionante» della sua vita.

Un’intesa, quella tra Berlusconi e Netanyahu, che si è costruita negli anni. E che ha trovato conferma nella scelta del premier israeliano di aprire proprio da Roma il tour europeo che lo scorso anno ha fatto seguito alla sua elezione. D’altra parte, è proprio Israele a riconoscere al Cavaliere di aver «rivoluzionato» - così il quotidiano Yediot Ahronot - la politica italiana sul Medio Oriente rispetto alla stagione di Moro prima e di Andreotti e Craxi poi. Con posizioni che oggi Gerusalemme apprezza su diversi fronti e senza pregiudicare i rapporti tra l’Italia e i leader arabi moderati (vedi l’egiziano Mubarak, ma anche le recenti visite di Berlusconi in Arabia Saudita e Qatar e quella già in agenda negli Emirati Arabi). I precedenti ci sono, da quando nel 2003 Berlusconi - allora presidente di turno dell’Ue - insistette per inserire Hamas nella black list fino alla più recente presa di posizione su Durban 2 (la conferenza sul razzismo alla quale era invitato anche l’iraniano Ahmadinejad) con il ministro Frattini che alla fine boicottò il summit. Ed è proprio nella crisi iraniana che l’Italia rischia di giocare un ruolo determinante. Se ci sarà una escalation della questione nucleare, Gerusalemme avrà infatti bisogno di un fronte internazionale il più ampio possibile, Mosca inclusa. E i rapporti tra il Cavaliere e Putin sono come è noto piuttosto stretti.

Ecco perché la tre giorni che si apre oggi in Israele è un appuntamento diverso dagli altri. Non solo perché il vertice è senza precedenti in quanto ad ampiezza del formato - è attesa una decina di ministri italiani - ma anche per il tipo di agenda prevista dal cerimoniale israeliano. Ci saranno incontri con Netanyahu, con il presidente Shimon Peres e con la leader dell’opposizione centrista Tzipi Livni, ma anche la visita altamente simbolica allo Yad Vashem, il museo memoriale della Shoah, e una tappa extra-programma a Betlemme, in Cisgiordania, per vedere la Basilica della Natività e incontrare - per la prima volta a casa sua - il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen. A testimonianza del fatto che l’Italia vuole mantenere un ruolo di intermediazione sullo scacchiere mediorientale.