Koll, angelica sposa di un nevrotico Corsini

Enrico Groppali

da Roma

Ottimisticamente accostato dai critici americani alle ombre illustri di Molière e del nostro Goldoni, l'infaticabile Neil Simon non cessa di stupire. Con buona pace dei suoi detrattori che anni fa avevano auspicato una cortissima traiettoria ai suoi favolosi successi di Broadway, gli spiritosi canovacci del Nostro, spesso accentrati con humour tagliente sull'incomunicabilità della coppia e il suo travagliatissimo approdo a una convivenza generalmente accettata come una catena da cui è impossibile sciogliersi, continuano a mietere allori ed applausi a distanza di anni dalla loro prima comparsa sul palco. Così continuiamo ad assistere alle schermaglie del duetto che va A piedi nudi nel parco e ci sbellichiamo dalle risa di fronte alle prodezze dei due anziani Ragazzi irresistibili. E la stessa sorte tocca ora a quel Prigioniero della seconda strada accolto a Roma da una salve di applausi per merito dell'insolita e amabilissima coppia formata da Claudia Koll e da Attilio Corsini che qui, oltre a firmare la regia, fa da bizzoso contraltare all'angelica protagonista. La quale, a differenza del famoso modello cinematografico assolto con straordinario vigore, nel'75, dall'italo-americana Anne Bancroft che, spalleggiata da quel magnifico attore che fu Jack Lemmon, calcava il pedale con impressionante ilarità sulla mancata collaborazione di un consorte impiccione e menagramo, ha trovato un'inedita e magistrale chiave espressiva. È infatti grazie a lei e alle sue doti di celestiale pazienza se, durante un'estate newyorchese dove il termometro segna quaranta gradi mentre, nel lussuoso flat condiviso dai protagonisti per un dannato guasto all'aerazione la temperatura è scesa a una soglia polare, la nevrotica ostinazione di lui si spegne d'incanto di fronte all'eterno sorriso di lei. Che non solo accetta un umiliante lavoro part time una volta che il marito manager è stato messo sul lastrico dalla multinazionale per cui lavorava, ma non si rivolta alle sue grida esasperate e non batte ciglio nemmeno davanti allo scempio cui i soliti ignoti hanno ridotto la loro bella e comoda dimora dopo averla svaligiata da cima a fondo.
Sarebbe stato facile infatti esaltare la contesa tra i due coniugi al livello da girone infernale cui Edward Albee costringe fino a una progressiva perdita di conoscenza i disillusi consorti che mimano tra rabbiosi singulti quel Chi ha paura di Virginia Woolf? che fa da basso continuo alla loro tragedia. Ma Claudia Koll non ha abboccato all'amo. E, per contrastare le smanie nevrotiche del partner che getta gridi inconsulti sia nel raffinato living room di Uberto Bertacca che sul terrazzino dove i suoi lamenti giungono fino al cielo, afferma la dignità del suo agire e l'incrollabile fiducia nella vita come una prova. Da accettare non con la rassegnazione del laico ma con l'appassionata fiducia del credente. Come un'eroina biblica che non respinge il fato ma neppure passivamente gli si adatta senza muovere un dito, la Koll scopre sotto i detriti della diatriba familiare l'intima verità del suo personaggio: una sposa che, più e meglio di come si comportò Eva coinvolgendo Adamo nella colpa, obietta alle veementi imprecazioni di lui ostentando l'olimpico stato di quiete dei saggi e dei mistici. Senza truccare le carte facendo dire all'autore ciò che non ha voluto esprimere, ma facendo trapelare dai suoi rari commenti sull'eterno e una superiore giustizia un inconsueto stato di grazia.

IL PRIGIONIERO DELLA SECONDA STRADA di Neil Simon. Regista e interprete Attilio Corsini, con Claudia Koll. Roma, Teatro Vittoria, fino al 29 gennaio.