Kome quando fuori piove: i «writer» entrano in galleria Allo spazio Arte Due Gallery gli «street artist » Gatto Tdk e Mr. Wany si sfidano con opere sul gioco d’azzardo

«Kome quando fuori piove» è la mostra dei due «street artist» Gatto Tdk e Mr. Wany, fino al 6 febbraio alla Arte Due Gallery di Matteo Chigorno (via Boltraffio 12, www.spazioartedue.com, 02-92872977, lun-ven. ore 15-19 e su appuntamento). L'idea era quella di creare l'occasione per una sfida attraverso l'arte. Avrebbe dovuto essere una vera e propria lotta a suon di quadri e di colori. Invece, come accade spesso nel linguaggio del writing e della street art, dove ci si trova in gruppo a lavorare su un'unica superficie, i due artisti hanno infine deciso di fare una doppia «personale»: il tema è quello del gioco d'azzardo, della scommessa. Una partita a carte, una roulette, una sfida alla fortuna: il rosso contro il nero, i numeri imprevedibili. Il tema del gioco d'azzardo è trattato in modo critico e completo, ovvero affrontandone le varie sfumature: ecco il quadro di Gatto che rappresenta un cuore, come quelli delle carte da gioco, che diventa un lampione a illuminare una stretta via. Come un giocatore che, tornando a casa dopo una notte fra le carte, vedesse tutte le forme modificate. O come la grande figura di Mr. Wany, che richiama la fisionomia di un santone orientale e allo stesso tempo quella della «donna» delle carte.
Certo, vedere dei writer, con il loro stile inconfondibile e quasi ripetitivo esposti in una galleria tradizionale, sembra quasi un controsenso. Dov’è il brivido della notte? Dov’è il senso e il piacere di «appropriarsi» di una superficie? La realtà è che, oggi, questi stessi artisti sono divisi a metà: da una parte sentono forte il desiderio di essere conosciuti anche dal grande pubblico dei collezionisti; dall’altra credono e difendono la propria autonomia. E' chiaro che essere confinati alle dimensioni di una tela per essere poi veduti in uno spazio «ufficioso» è in apparenza limitante, però è anche vero che oggi sono «spesso le stesse gallerie a cercare i writer. Loro ne ricavano comunque un riconoscimento pubblico più ampio, che risalta il loro aspetto narcisistico», afferma Matteo Chigorno. Milano è la città italiana che più ha permesso di rilevare la dimensione artistica e la forza di questo nuovo linguaggio: sono almeno quattro o cinque le gallerie che espongono artisti writer, comprendendo il loro modo di proporsi e l'autenticità del loro desiderio d'espressione. Quello dei graffiti è un mondo che si distingue per modi di vivere particolari, abitudini e usanze anche nella vita di tutti i giorni. «Io ho intenzione di dare a questa galleria un’impronta precisa, con esposizioni di writer, in particolare italiani, che vorrei portare anche alle fiere all’estero», conclude Chigorno. Operazione da condurre conoscendo e comprendendo il linguaggio specifico di una realtà giovane e nata relativamente da poco, che sempre influenza il mondo artistico «ufficiale».