Il Kosovo marcia verso l’indipendenza L’Europa cerca ancora un accordo

Gli albanesi del Kosovo marciano verso il loro nuovo Stato, ma l’Europa è disposta a concedere solo un’indipendenza vigilata e non la piena sovranità. Con un no secco della Russia che ha ancora una volta messo in guardia dalle conseguenze della secessione del Kosovo. Il negoziato fra serbi e albanesi sullo status della provincia ribelle è scaduto ieri con un fallimento annunciato. Non a caso sono scesi in piazza a Pristina, capoluogo del Kosovo, tremila albanesi che chiedevano a gran voce l’indipendenza subito. Qualcuno più imbecille e violento ha lanciato delle bottiglie incendiarie contro la casa di una famiglia serba nel centro di Gnjilane. Lo sostiene la televisione di Belgrado. Nessuna vittima, ma sui muri della casa hanno scritto: «Morte ai serbi, questo è territorio albanese, viva l'Esercito di liberazione del Kosovo». A Gnjilane vivono appena ottanta serbi.
Per il momento gli ardenti spiriti cedono il passo alla valanga di dichiarazioni contrapposte, più diplomatiche di una molotov, ma che non promettono nulla di buono. Ieri Skender Hyseni, il portavoce del team negoziale kosovaro sullo status della provincia, abitata da due milioni di albanesi, è stato chiaro. «Da oggi cominciano le consultazioni con i principali partner internazionali per coordinare i prossimi passi verso l’indipendenza» ha sostenuto Hyseni. Alla domanda sul quando si arriverà all’agognata sovranità ha risposto «molto prima del prossimo maggio».
Un termine già previsto per l’approvazione della nuova Costituzione del Kosovo. In realtà la dichiarazione unilaterale d’indipendenza arriverà nel giro di poche settimane, secondo gli osservatori più attenti. Prima delle elezioni in Serbia, previste nella seconda metà di gennaio, o subito dopo per evitare che grazie alla perdita del Kosovo vincano gli ultranazionalisti.
I ministri degli Esteri europei riuniti a Bruxelles per elaborare una posizione comune hanno partorito il classico topolino. Indipendenza sì, ma sotto tutela internazionale, come ha rivelato il responsabile della Farnesina Massimo D’Alema. La vecchia proposta di sovranità limitata già respinta, per motivi opposti, da serbi e albanesi. Proprio il fallimento di questo piano ha portato allo stallo attuale. Inoltre il governo cipriota continua a ribadire che non voterà alcun «atto separatista» del Kosovo temendo un effetto domino a casa propria con la parte turca. In teoria la posizione della Ue verrà annunciata venerdì, in occasione della riunione dei capi di Stato e di governo. L’Europa si dichiarerà inoltre pronta a inviare 1.800 poliziotti in Kosovo mandando in pensione la fallimentare missione dell’Onu.
I serbi e i loro alleati russi vedono come fumo negli occhi qualsiasi apertura sull’indipendenza. Il ministro di Belgrado per la provincia ribelle, Slobodan Samardzic, ha ammonito ieri che il Kosovo rimarrà «parte della Serbia per sempre».
Mosca bolla come illegale qualsiasi decisione sullo status, al di fuori del Consiglio di sicurezza dell’Onu dove i russi hanno il potere di veto. Ieri il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha ribadito: «Chi appoggia l'indipendenza del Kosovo pensi con estrema attenzione alle conseguenze. Provocherebbe una reazione a catena, nei Balcani e in altre parti del mondo».
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